Domenica, 01 Marzo 2015 01:00

Fintocolto day, intervista a Mogol: "Detto fra noi, siamo tutti finticolti"

Mogol Mogol

di Michele Galardini

Pistoia – Il prossimo 7 marzo sarà ospite d’onore del Fintocolto Day organizzato da Walter Tripi. Giulio Rapetti, nato a Milano nel 1936, ha attraversato da protagonista la musica italiana dagli anni ’60 ad oggi, diventando nel tempo autore, produttore e insegnante per generazioni e generazioni di cantanti.

 

Se quanto detto fino ad ora non vi torna con quel nome fin troppo normale è perché in pochi chiamano col suo vero nome il maestro Mogol. Lo abbiamo raggiunto telefonicamente per capire con lui, che della cultura italiana, soprattutto popolare, continua ad essere uno dei punti di riferimento, quali sono i pericoli del fintocoltismo contemporaneo.

“Detto fra di noi, siamo tutti finticolti – esordisce Mogol – perché nessuno può avere un sapere profondo in tutto e ognuno ha le sue lacune”.

Però una cosa è sapere di non sapere, altro discorso è ostentare una cultura che non si ha.

Ecco questo non ha senso. Non essere se stessi è abbastanza diffuso e quindi per mascherare le nostre insicurezze ci difendiamo in modi anche ridicoli.

Nell’approccio alla musica cosa è cambiato negli ultimi anni? Si può parlare di un aumento di superficialità nel confezionamento dei brani?

 È cambiato molto ma possiamo dire che tutta la cultura è andata sempre più in superficie. Basta guarda il cinema o la televisione:  la ricerca della qualità è diventata sempre meno importante. La domanda non è tanto come mai non ci sono più i grandi artisti come Dalla, De Andrè, Battisti, Bennato ma come mai non si cantano più le canzoni e quest’ultime durano sempre meno.

Ha un’idea di chi sia oggi il Fintocolto?

Bisogna precisare bene cosa si intende per Fintocolto. In pratica è qualcuno che non è se stesso ma chi si comporta così, ponendosi su delle basi aeree, perde la sua forza e naviga nel nulla. La tecnologica, se da una parte ha aiutato tutti a comunicare e informarsi con meno fatica, dall’altra ha sradicato la cultura. C’è veramente da preoccuparsi.

Per quanto riguarda i testi delle canzoni, cosa pensa della produzione contemporanea?

Scrivere dei bei testi è ancora possibile. Per esempio c’è Giuseppe Anastasi, un ex allievo della nostra scuola (Cet, Centro Europeo di Toscolano, ndr) ora diventato insegnante che ha scritto le canzoni di Arisa come “La notte” o “Sincerità” che sono sicuramente delle canzoni molto belle. Dipende sempre da chi le scrive e se la persona che le interpreta ha studiato in una scuola serie ed è diventata artista col tempo, prima di apparire. Oggi, al contrario, con i reality vengono gettati sul palcoscenico giovani che non sono pronti. I reality non hanno la pretesa di essere dei centri di eccellenza: è un gioco, uno spettacolo fine a se stesso però con un grande potere, quello televisivo. Questo è il mondo della cultura popolare oggi ed è in pericolo, perché dalla qualità della cultura popolare dipende la qualità di un popolo.

Quali sono le armi che il Fintocolto o altri hanno in mano per minare questo sistema culturale?

I Finticolti , o meglio, i finti competenti, sono ovunque, partendo dalla politica. La verità è che la televisione agisce su questo discorso del ‘finto’: tutti arrivano e vogliono conquistare il successo in una sera.  Questa cosa è impossibile perché in una sera, al limite, puoi diventare noto ma non famoso. Il Governo dovrebbe proteggere la cultura popolare a partire da Sanremo dove, invece, vanno tutti quelli che escono dai reality o dalle radio che producono musica.

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