Giovedì, 18 Gennaio 2018 15:55

Alle origini del rock and roll: una conferenza e un concerto alla Fondazione Tronci

La Jug Band in concerto La Jug Band in concerto

Pistoia – Un viaggio alle origini del rock and roll nell'America degli anni Cinquanta.

Appuntamento martedì 23 gennaio alle ore 21.30 presso la sede della Fondazione Tronci (corso Gramsci 37), con una conferenza diretta da Maurizio Tuci, che cercherà di rispondere a una questione ancora oggi al centro del dibattito sulla nascita di questo genere musicale.

La musica degli afroamericani come boogie boogie, blues ritmato, rock and roll è stata veramente “scippata” dai bianchi a Memphis nel 1954? Ha ragione Sam Philipps della Sun Records di Beale Street ad affermare che non fu un vero furto perché i fondatori del rock and roll Elvis Presley, Jerry Lee Lewis e Johnny Cash erano vissuti e cresciuti in ambienti tanto disagiati e disgraziati da suscitare compassione negli stessi afroamericani della middle class, oppure la verità è quella raccontata da Ike Turner, Little Richard e Chuck Berry che hanno sempre lamentato di essere stati “defraudati” di parte del loro successo dai colleghi bianchi?

Maurizio Tuci cercherà di fare luce su questo aspetto in una conferenza animata da contributi audio e video. All'incontro, organizzato da Associazione Culturidea e Fondazione Tronci, seguirà due giorni dopo il concerto a esso concettualmente collegato.

Giovedì 23 gennaio, sempre alla sede della Fondazione alle ore 21.30, toccherà alla Fabrizio Berti Jug Band confrontarsi con il repertorio musicale degli anni Quaranta e Cinquanta del secolo scorso che, prendendo le mosse da jazz e blues, si approssima al rock and roll. Il complesso si avvale del contributo di Fabrizio Berti, Giulia Nuti, Ottavio Pallante, Giacomo Ferretti, Andrea Ferretti, Piero Ferretti, Giovanni Bargnoni e Leonardo Monfardini.

Quello che propone la Jug Band è proprio un excursus musicale che va a toccare le profonde radici della musica nera che va a contaminarsi nel delta del Mississippi con il cajun, lo xydeco, il country, il gospel, lo spiritual per poi virare dal jazz al blues e acquisire il ritmo che si sonorizza nel rock and roll.

“Questa musica demoniaca – come scrive il critico Attila Piperissa – esce dai crocicchi delle strade, dalle case di tolleranza e d’azzardo e si sposa con i canti religiosi e i ritmi tribali. Da questo gran pentolone in ebollizione, simile a quello della veggente ultracentenaria Marie Lavou, esce e si copre di successo e danaro questa nuova musica che narra di liberazione sessuale, ballo sfrenato, gioventù eterna”.

Il rock and roll avrà comunque vita breve. La musica rassicurante e melodica delle majors, i vari campioni del pop and roll o della bubble gum music avranno la meglio sui “ribelli” del rock. Già nel 1959 l’ondata di libertà e rivoluzione sessuale sarà fortemente ridimensionata e riportata nei canoni del politically correct. Chuck Berry fu condannato per aver frequentato donne bianche, Little Richard costretto a fermare la carriera, Elvis spedito in Germania sotto le armi, Jerry Lee Lewis si giocò la carriera per un matrimonio sconveniente e così la scena fu dei vari Bobby che con volto rassicurante e voce sinuosa provavano ad uccidere la ribellione.

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