Sabato, 04 Agosto 2018 08:57

Ferruccio Spinetti, la musica e la passione per il basket

Ferruccio Spinetti, la musica e la passione per il basket Foto di Angelo Trani

di Leonardo Cecconi

Da quindici anni gira il mondo assieme a Petra Magoni, ma la carriera di Ferruccio Spinetti è iniziata molto prima.

Diplomatosi in contrabbasso con il massimo dei voti e la lode, nel 1990 è entrato a far parte della Piccola Orchestra Avion Travel, registrando otto cd per la Sugar, partecipando due volte al Festival di Sanremo e vincendolo nel 2000. Il successo personale però arriva nel 2003 quando fonda il duo Musica Nuda assieme alla cantante Petra Magoni, con la quale pubblica una decina di album e vince svariati premi. Nato a Caserta nel 1970 e grande appassionato di basket, Ferruccio Spinetti è un artista completo, contrabbassista e compositore, cresciuto con la musica classica, passando attraverso il jazz (è anche docente ai seminari di Siena Jazz e presso il conservatorio di Perugia) e la musica d'autore.

 

Quando avete fondato il progetto Musica Nuda, vi sareste mai immaginati di portarlo avanti per tutto questo tempo, considerando anche la particolarità di un duo contrabbasso e voce?

“Assolutamente né io e né Petra avremmo scommesso due euro che un duo contrabbasso e voce, in quindici anni, potesse dare vita a più di undici dischi e più di mille concerti. Siamo partiti con un profilo molto basso, con l’idea di divertirci e provare questa formula molto spericolata. Eravamo già contenti fare qualche data nei club, poi la cosa ci è esplosa tra le mani grazie alla Francia, dove abbiamo pubblicato il nostro primo disco e dove avemmo la fortuna di aprire un concerto trasmesso in diretta su una radio del circuito Radio France. Il disco vendette quasi diecimila copie ed a quel punto è stato tutto più semplice perchè, grazie all'eco del nostro successo in Francia, trovammo subito un’agenzia di concerti in Italia e l’avventura ebbe inizio. Probabilmente un ingrediente del nostro successo è stata la particolarità di questo duo, un qualcosa di nuovo nel panorama musicale generale. Tra il 2003 ed il 2006 gli ascoltatori erano curiosi di sentire cover super famose, dai Beatles a Battisti, passando per la musica classica o antica; successivamente la gente ha riconosciuto la sincerità del nostro progetto, perché noi ci divertiamo ancora e questa cosa arriva al pubblico. Il live è qualcosa che non puoi replicare ed è un evento unico”.

 

Partire oggi, nel 2018, con il progetto Musica Nuda sarebbe possibile?

“Spesso ci facciamo questa domanda e soprattutto io me la faccio, perchè ho la fortuna di insegnare a Siena Jazz e contrabbasso jazz a Perugia. Spesso i ragazzi mi dicono che il problema è che oggi ci sono molti meno spazi e palchi, quindi se fossimo nati in questo momento storico, non so se questo duo avrebbe raccolto come negli ultimi quindici anni. Prima sicuramente c'erano più locali che avevano il coraggio di far suonare un duo cosi anomalo”.

 

Hai fatto parte e fai ancora parte di uno dei gruppi più originali della scena musicale italiana, la Piccola Orchestra Avion Travel. Qual'è stata la maggior soddisfazione che avete avuto e cosa ha significato la perdita di un grande musicista come Fausto Mesolella.

“Sono entrato nel 1990 quando avevo 20 anni e gli altri sono tutti più grandi di me, Fausto addirittura ne aveva diciotto in più. Per me è stata una vera e propria palestra e con loro ho imparato a stare sul palco. Il percorso è simile a quello di Musica Nuda, perché prima del successo di Sanremo gli Avion hanno fatto tanta gavetta, parola magica che oggi manca fra i giovani, iniziando il loro percorso nel 1983. Il successo è stato costruito data dopo data e vincere un festival ti dà quella esposizione mediatica che fa sapere al grande pubblico, che Avion Travel è un gruppo musicale e non un’agenzia di viaggio. Tra il 2006 ed il 2014 ognuno di noi si è dedicato a progetti personali, vedi appunto Peppe Servillo o Fausto. Nel 2014 decidemmo di ritrovarci con la formazione storica iniziando un tour denominato Retour e facemmo più di cento concerti, con l’idea di fare anche un nuovo disco. Fausto ci ha lasciati il 30 marzo, ma questo lavoro era tecnicamente partito con lui e nel disco, uscito a fine maggio, ci sono quattro sue composizioni, la sua chitarra e la sua voce in alcuni brani. La sua mancanza si sente tantissimo, sul palco e fuori, ma la musica ha il grande dono di far sentire viva una persona grazie alla musica che ha composto e suonare le sue composizioni ce lo fa percepire ancora vicino. Questo disco non è un revival, ma una vera ripartenza, avendo inglobato anche un tastierista molto bravo come Duilio Galioto, quindi suonando con due tastiere anzichè la chitarra”.

 

Che cosa ascolti nei tuoi momenti liberi e quali sono i grandi bassisti che ti hanno ispirato?

“Da sempre ascolto di tutto, a partire dalla musica brasiliana di cui sono un vero e proprio estimatore. Per farti capire quanto mi piace ho dato anche vita ad un progetto assieme ad altri musicisti che si chiama InventaRio. Poi ascolto dalla classica ai cantautori, come Pacifico o come la discografia di Pino Daniele, che mi ha influenzato molto nell'aspetto compositivo. Per quanto riguarda i bassisti ci sono capisaldi nel jazz come Ron Carter o Charlie Haden, mentre in Italia è Bruno Tommaso, che è stato anche mio docente nell’89 e 91, quando partecipai come allievo ai seminari senesi di musica jazz”.

 

Oggi è ancora difficile fare musica in Italia, o qualcosa forse stà migliorando?

“Come venti anni fa ci sono bravissimi musicisti italiani che ci invidiano in tutto il mondo. Ho tanti amici che vivono in Francia come Giovanni Ceccarelli o Mauro Gargano, ma anche un musicista come Mirko Guerrini che si è trasferito a Melbourne, in Australia, per portare avanti la sua idea di musica. Questo la dice lunga perchè se non ci sono palchi o dei festival dove esprimere la propria musica e con un governo come quello attuale, nel quale non ho mai sentito parlare di cultura, musica o cinema, puoi esserei bravo quanto vuoi, ma devi andare a lavorare fuori. Poco fa leggevo di un nostro matematico che vive all’estero e non ha mai lavorato in Italia, quindi questo parallelismo puoi anche riportarlo in musica. C’è un alto livello tecnico e musicisti bravissimi, grazie anche a nuove tecnologie che venti anni fa vedevamo col binocolo”.

 

Oltre ai tuoi tantissimi impegni musicali, qualche nuovo progetto bolle in pentola?

“Più che progetto, posso dirti che il 26 e 27 ottobre sarò ad Aversa al Premio Bianca d’Aponte, dedicato alle cantautrici e nel quale sono diventato direttore artistico da quest’anno, subentrando proprio a Fausto Mesolella. E’ un bel premio che e’ giunto alla XIV edizione”.

 

Per chiudere, un capitolo amaro. Il Caserta basket, della quale sei grande tifoso, da questa stagione riparte dalla serie B1. E come sai uno degli artefici della vittoria dell'unico scudetto casertano, il tuo concittadino Vincenzo Esposito, quest'anno ha lasciato la panchina del Pistoia Basket per volare in Sardegna.

“Io, come tutti i miei amici tifosi di Caserta, ho sempre avuto molta simpatia per Pistoia, non solo perché allenata da Esposito, ma perchè ci ritroviamo nella vostra idea di basket. Caserta è una piccola città di provincia come Pistoia che non può godere dei soldi del signor Armani, quindi sappiamo cosa significa puntare alla salvezza e miracolosamente trovarsi ai play off. Sono venuto anche da spettatore a vedere le partite a Pistoia ed il pubblico è fantastico, con una curva stupenda, quindi davvero complimenti. Sono deluso da come è andata la faccenda a Caserta, perchè essere retrocessi per motivi tecnici e di bilancio è la cosa più triste per un tifoso; puoi accettare la sconfitta, ma quando ti salvi sul campo, oltretutto con un toscano come Dell’Agnello allenatore e poi a metà luglio hai la doccia fredda della retrocessione, si digerisce male. Ripartire dalla serie B va anche bene, perchè inutile che Caserta abbia velleità più alte se non ci sono imprenditori capaci di mantenerla in serie A”.

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