Sabato, 08 Dicembre 2018 16:08

Intervista a Radoslav Lorković, la musica fatta persona

Radoslav Lorkovic alla Fondazione Tronci Radoslav Lorkovic alla Fondazione Tronci Leonardo Cecconi

di Leonardo Cecconi

PISTOIA - Sono molti gli artisti che negli ultimi anni si sono esibiti presso la Fondazione Tronci, ma il concerto di venerdi sera è stato qualcosa di unico.

L'esibizione di Radoslav Lorković, croato di nascita e americano di adozione, trasferitosi con la famiglia negli Usa all'età di sei anni, è da annoverare tra le più originali viste da queste parti. Sconosciuto ai più, ma apprezzatissimo e ricercato da artisti di tutto il mondo, Lorković è realmente uno straordinario pianista e fisarmonicista, con un ampio spettro di influenze musicali e che ha fatto la fortuna di tanti musicisti che hanno suonato con lui. Accompagnato dall'ottimo Archelao Macrillò alla batteria, il grande artista ha intrattenuto i fortunati presenti per oltre un'ora, con brani tratti dal suo ultimo lavoro “The Po, the Mississipi” come Blue Parade, Mexican cafe, Northwind o la tradizionale Jeremija, senza dimenticare la cover Tango till they're sore di Tom Waits; al piano, ma imbracciando anche la fisarmonica in un paio di brani, si è districato con naturalezza tra pezzi blues, classici, tex-mex o boogie woogie, confermando anche ottime doti canore.

Con grande disponibilità, simpatia e l'umiltà dei grandissimi, si è concesso per una intervista esclusiva per il nostro giornale.

 

Se non ti fossi trasferito negli Stati Uniti con la famiglia, pensi che saresti comunque diventato un musicista, oppure gli Usa hanno influenzato le tue scelte ed il tuo modo di vivere.

“L'influenza dell'America per me è stata grandissima, essendoci arrivato da piccolo e quindi con tutta l'innocenza dei bambini. Era il 1964, il periodo dei Beatles, e con una piccolissima radio a transistor ascoltavo molto la motown ed appunto i ragazzi di Liverpool. Ma è anche vero che sono nato ascoltando musica, avendo avuto una nonna molto famosa, al tempo considerata la migliore pianista per concerti di classica in Yugoslavia e l'altra nonna cantautrice, che mi ha instradato verso il folk e la musica tradizionale croata, serba o ungherese. Poi, come tanti ragazzi, ho iniziato con una band che suonava brani pop, passando per i Greateful Dead, Bob Dylan o Jackson Brown; anche oggi che ho sessant'anni non è cambiato nulla e mi diverto a suonare, perchè la musica è tutta la mia vita”.

 

La rete ci ha inondato di musica di ogni genere, ma per un musicista questo è un aspetto positivo o meno?

“Per me è neutrale perchè internet ti regala la possibilità di ascoltare di tutto. Per un musicista ad esempio, i social riescono a darti una grande cassa di risonanza. Ho molti amici che sono grandi cantautori ed hanno fatto hits nel mondo, naturalmente ben pagati, ma tutto questo adesso è finito. Per un artista come me questo momento storico va bene, perchè mi permette di far ascoltare la mia musica nel mondo”.

 

Quale l'artista più interessante con il quale hai suonato e quale il musicista con il quale sogni di collaborare?

“I Greateful Dead ed il blues sono le mie influenze maggiori, ma anche i grandi pianisti di New Orleans. Credo uno dei più grandi con cui mi è capitato di suonare in alcune occasioni è Jackson Brown, anche perchè io ho sempre ammirato la sua musica. Un sogno sarebbe poter suonare con Bob Dylan, ma lui è troppo grande; il mio amico Larry Campbell, ha suonato la chitarra per otto anni con Dylan. Tom Waits? Lui è il più straordinario e ora che mi ci fai pensare, per lui sarebbe un Paradiso trovarsi all'interno di questa sala, con questi strumenti fantastici”.

 

In questo tour italiano ti esibirai anche con Bobo Rondelli, cantautore di grande talento. Vista da oltreoceano, com'è considerata oggi la musica italiana?

“Bobo è un grande. L'America è innamorata di tutto quello che riguarda l'Italia, a partire dal cibo, alla cultura, alla bellezza; ma anche della musica del passato come le tarantelle, basti pensare ad artisti come Dean Martin. Bobo Rondelli ha uno stile musicale perfetto per il gusto americano”.

 

Come nasce la tua grande passione per la fotografia??

“Sono sempre stato distratto dalla musica, che ha assorbito gran parte della mia vita e la fotografia è arrivata come una grande passione; anche mio padre era un musicista, ma amava molto la fotografia in bianco e nero. Ho studiato fotografia all'Università dell'Iowa ed ho avuto la fortuna di aver come insegnante per quattro anni, John Schultz, uno dei più grandi fotografi americani”.

 

L'ultimo tuo lavoro personale è del 2013. Hai progetti futuri per un nuovo disco?

“La mia testa è sempre in movimento. A vedere tutti questi strumenti, mi immagino al piano, attorniato da 2/3 percussionisti ad inventare musica. Questo spazio della fondazione è straordinario ed a questo punto il mio sogno è di fare un disco qui, con tutti questi strumenti eccezionali che arrivano da ogni parte del mondo. Sono sempre stato innamorato dell'Italia ed il mio ultimo disco è stato proprio registrato nel vostro paese, con la Appaloosa Records e di questo ne sono fiero”.

Articoli correlati (da tag)