Martedì, 07 Maggio 2019 15:07

Fondazione Tronci, serata rock con Andrea Pizzuti e i Route 66

Il batterista Andrea Pizzuti Il batterista Andrea Pizzuti

Pistoia - Una storia del rock vista dal punto di vista della batteria con slides, racconti e tantissima musica.

Sabato 11 maggio dalle ore 21.30 alla Fondazione Luigi Tronci è in programma una serata incentrata sulla storia del rock statunitense e britannico dagli albori fino ai primi anni Ottanta. Protagonista sarà il ruolo fondamentale della batteria.

L'Associazione Culturidea ha chiamato i mitici Route 66 specializzati in questo tipo di approccio alla storia del rock anche per la peculiarità della presenza del noto percussionista Andrea Pizzuti. Accanto a Pizzuti si esibiscono gli amici di sempre Enrico Mirandi (basso), Luciano Biondi (chitarra elettrica), Leonardo Romeo (tastiere e piano), Giacomo Cinelli (organo Hammond), Piero Balleri (voce).

Durante la serata dell'11 maggio la narrazione in musica avrà proprio come filo conduttore il ruolo fondamentale del “motore del rock” che si chiama batteria. In fondo cosa sarebbero state le canzoni dell'era moderna e contemporanea senza il contributo di personaggi come Hal Blaine, DJ Fontana, Jabo Starks, Clyde Stubblefield, Bernard Purdie, Ringo Starr, Charlie Watts, John Bonham, Kate Moon? Non avrebbero avuto il ritmo, la forza di trascinare, la capacità di coinvolgere il pubblico in forsennati ammiccamenti danzanti come invece hanno potuto fare. Attraverso il racconto dei Route 66 si toccheranno le corde della nascita del rock and roll fino a vedere tutte le sue evoluzioni nel corso dei decenni.

Le origini del rock and roll sono state spesso oggetto di discussione per gli storici della musica. Vi è un consenso generale riguardo al fatto che il sud degli Stati Uniti d'America, attraverso l'incontro delle diverse tradizioni musicali degli emigranti di origine africana ed europea, abbia contribuito nel processo di cambiamento culturale avvenuto anche nella musica.

La migrazione di molti schiavi neri liberati dalle piantagioni e dei loro discendenti, provenienti da grandi centri urbani come Memphis, New York, Detroit, Chicago e Cleveland ha fatto sì che i residenti bianchi e neri vivessero nelle immediate vicinanze, condizione che si tradusse nell'emulazione delle rispettive tradizioni tra gli uni e gli altri. Un ruolo importante per la diffusione di questo nuovo genere lo ebbero anche, come era già accaduto per il jazz, gli italo americani. Tra questi non si possono dimenticare Teddy Randazzo, Jimmy Restivo, Bobby Darin, Frankie Avallon, Fabian, Connie Francis e Annette Funiciello.

 

 

 

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