Mercoledì, 22 Maggio 2019 16:32

Nino Buonocore, lo spirito libero della musica italiana

di Leonardo Cecconi

Indimenticabile autore per chi ha vissuto musicalmente la fine degli anni '80 e gli inizi del '90 e cantautore raffinato per chi ha continuato a seguire la sua carriera.

Nino Buonocore è ricordato ai più per aver scritto Scrivimi, oltre tre milioni di copie vendute nel mondo, ma forse non tutti sanno che il musicista napoletano ha lavorato con Chet Baker ed ha un percorso artistico di primissimo livello. Quattro partecipazioni al Festival di Sanremo e cinque al Festivalbar, poi la scomparsa dai radar dei media perchè, come spesso accade a chi sceglie la strada della coerenza artistica, non assoggettarsi alla massa ti mette in un angolo. Pochissime apparizioni, ma un lavoro continuo ed interessante, che lo porta a suonare per il piacere di farlo con maestria e poetica e continuando a comporre grandi canzoni ed ottimi album, passando dal rock al cantautorato, per affinare la conoscenza del jazz. Buonocore rimane uno dei migliori cantautori italiani degli ultimi trent'anni ed è un piacere per il nostro giornale avere una intervista esclusiva dal maestro napoletano, che speriamo di poter rivedere in concerto anche nella nostra città e regione. 

Prima di tutto, attualmente cosa fai. Se non sbaglio il tuo ultimo album è del 2013, quindi a cosa stai lavorando?

“Sto lavorando a vari progetti. Innanzitutto un nuovo disco, che tra l’altro è quasi pronto e poi ad un live che chiuderebbe un periodo legato alla musica leggera, per inaugurarne uno con spiccate influenze jazzistiche”. 

Tanti successi ad inizio carriera, da “Se” a “Nuovo amore”, per passare poi a “Rosanna” e “Scrivimi”, che considero una delle più belle canzoni cantautorali ”semplici e leggere” passami i termini, nella storia della musica italiana. Una canzone che arriva dritta al cuore, pur senza melodie o testi particolarmente ricercati.

“Le canzoni sono sempre legate ai momenti che vivi. Poi io sono del parere che le più belle canzoni di sempre, se hanno la capacità di rimanere sempre attuali, è proprio per la semplicità del linguaggio musicale e letterale. Molte delle mie canzoni sono più ardite nei testi, ma non hanno quel quid che le renda comprensibili a tutti”. 

Seguendo il tuo percorso musicale, noto che ti sei avvicinato al jazz in modo graduale, ma che non vuoi essere etichettato. Probabilmente per te la musica, è musica a 360 gradi, legata al bello o brutto.

“In casa mia è entrato di tutto, dal jazz alla musica popolare. Non mi è mai piaciuto catalogare la musica, né etichettarla. La musica nasce da uno stato di forte ispirazione ed è questo che va rispettato, al di là di ogni facile accostamento a un genere piuttosto che a un altro. Sono cresciuto fortunatamente libero e mi sono formato liberamente ascoltando di tutto. Credo che questo si possa ascrivere tra i miei pregi, perchè di difetti ne ho magari altri e forse fin troppi”. 

Cosa puoi dirci del tuo periodo di lavoro con Chet Baker e che ricordi hai di questo straordinario musicista?

“Aver avuto la possibilità di confrontarmi con un mostro sacro della musica, mi ha dato una consapevolezza che non mi aspettavo di raggiungere. Nella musica non si finisce mai di imparare e Chet mi ha insegnato soprattutto a “credere” nella forza del linguaggio musicale. Era di poche parole, ma quando suonava la sua tromba diceva molte cose. Conservo una bellissima aneddotica sul mio incontro con Chet, da cui ogni tanto attingo per superare momenti difficili”. 

Sei un artista molto coerente con te stesso, cosa rara oggi. Hai rimorsi o rimpianti oppure sei soddisfatto di quello che hai regalato alla musica italiana.

“Ti sorprenderà la cosa, ma io non credo di aver terminato il mio viaggio, credo che il bello debba ancora venire. Chissà quante avventure ancora mi riserva la vita e non mi va di fare per adesso alcun bilancio”. 

Una domanda che probabilmente molti lettori e tuoi fan si fanno: come mai Nino Buonocore, da tanti anni, non appare in tv?

“Semplicemente perché la tv non è la casa della musica. La casa della musica è il palco. Le suggestioni che si provano stando davanti ad un pubblico che non ha premuto nessun pulsante “on”, sono ben diverse da quelle che si provano trovandosi a raccontare se stesso senza alcun filtro, in un teatro o in un jazz club, davanti ad un pubblico che sceglie di “ascoltare” musica”. 

E' ancora possibile vivere per suonare, oppure oggi si può solo cercare di suonare per vivere. Cosa consiglieresti ad un giovane Buonocore e come potrebbe oggi approcciarsi al mondo della musica?

“Non mi presto a questo gioco sottile. Non l’ho mai fatto. Io credo che fare musica sia un’esigenza. E’ come fare l’amore. Se si è innamorati lo si fa molto meglio. Fare musica per sbarcare il lunario è di chi relega la musica su un piano decisamente inferiore. La musica, per quanto finora fatto dai politici nel corso di quasi tutte le legislature di destra, di centro e di sinistra, non è mai stata attenzionata come il cinema o il teatro e questo mi ha profondamente deluso. La musica è stata, è e sarà sempre un’arte, per me. Bisogna amarla per viverla. E solo chi ha veramente cose da dire può aspirare a comunicarle attraverso questo linguaggio universale”. 

Hai tour in questo periodo o in proiezione futura e ci sarà la possibilità di vederti in Toscana?

“E’ già da un bel po’ che sto suonando la musica che voglio, grazie anche a dei musicisti che ne impreziosiscono il livello. Pochi concerti, ma giusti. Per un pubblico che ancora prova il gusto di ascoltare il racconto in note di un folle visionario” .

 

 

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