Martedì, 09 Luglio 2019 14:56

Il sound di Noel Gallagher illumina il Pistoia Blues

Noel Gallagher (fotografia di Giovanni Fedi) Noel Gallagher (fotografia di Giovanni Fedi)

di Marta Meli

Pistoia – Energia allo stato puro, inconfondibile sound e potenza elettrica alternati da un’acustica romantica.

Un connubio portentoso di emozioni che, tra mille battiti e brividi adrenalinici, hanno dato luce a una fusione pazzesca di anime in coro.

A seguito del soundcheck dei Ramona Flowers, e dopo la trepidante attesa, è salito sul palco del Pistoia Blues con i suoi High Flying Birds. Chi è? È lui, il caro “The Chief”, il “re del britpop”: Noel Gallagher, ex membro degli Oasis.

Si parte con alcuni pezzi dell’ultimo album “Who Built The Moon?”. Uscito nel 2017 su etichetta Sour Mash Records, quest’ultimo lavoro di Gallagher ha debuttato alla posizione numero 1 in Gran Bretagna, segnando un record davvero importante.

Da sempre amato da tutti gli “Oasis fans” e i “mad feri it” del mondo, Noel Gallagher si conferma essere un’artista pieno di talento. Ancora oggi nei suoi pezzi sono presenti gli “oasis genres” come il britpop, il rock e l’indie rock, seppur con più o meno sottili variazioni, misti a rock alternativo, baroque pop e psychedelic rock. Così, il vero esordio solista e il canto libero di Noel iniziano nel 2011 confermandosi poi nel 2015 con “Chasing Yesterday”, album dallo stile e il sound profondamente progressivi.

Il primo pezzo a far saltare tutti in piedi è stato “Holy Mountain”, seconda traccia dell’ultimo disco. Un’incredibile combinazione di stili per un vero e proprio “festival” dell’allegria. A catena, gli altri estratti dell’album: “Keep On Reaching”, “It’s A Beautiful World” e la stessa “Who Built The Moon”.

Certamente non sono gli Oasis e non siamo nel 2000 al live di Wembley. Eppure la piazza urla ancora intrepida il nome di quel gruppo che negli anni Novanta iniziò la sua ascesa avvalorandosi, intramontabili, la fama e il successo, ed entrando per sempre nella vita di molte persone.

Noel, però, lo ha dichiarato più volte: è questo il suo vero rock ‘n’ roll. Il passato lo ricorda con gioia, è bello. Ed è bello il presente. Sì, perché non si tratta solo di immagini stereotipate, simboli tipici, forme preconfezionate e costruite ad hoc, né si tratta unicamente di outfit “rock look”, di giaccone e stivali in pelle, di Jack Daniel’s o di occhiali scuri in stile Lennon/Hendrix. Quel che importa, per Noel, è il grido dell’anima, canto di libertà solenne. Pura energia interiore che si libra, si diffonde e poi scompare. Per poi tornare, perché la desideri di nuovo. Come una linfa, è necessaria. “The Chief” lo sa bene e, ad oggi, sente di averla raggiunta: pura e semplice libertà di espressione, libertà di essere quel che si è. E questo messaggio non poteva esprimersi al meglio se non con il magico momento di “Death In The Water”.

Il frontman inglese, a metà serata, ha poi deciso di accontentare i fans. Indubbiamente la folla è andata letteralmente in delirio non appena sono partiti a ruota gli storici pezzi firmati Oasis. Tra questi: “Little By Little”, “Half The World Away”, “Stop Crying In Your Heart Out”. Inutile dire quello che hanno suscitato, fin dall’attacco, “Wonderwall” e “Don’t Look Back In Anger”, forse i due pezzi da sempre più amati. Prodigiosa emozione, vibrante entusiasmo.

E come chiudere in bellezza? Noel Gallagher e gli High Flying Birds hanno concluso il concerto con “All You Need Is Love”. D'altronde, Noel, come poteva non rendere omaggio ad una delle band che – assieme ai Pink Floyd, David Bowie, Paul Weller e molti altri – lo ha ispirato fin dal principio, fin dal primo momento con quella chitarra e quel pezzo di carta tra le mani?

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