Martedì, 19 Maggio 2020 17:48

Voucher al posto dei concerti: una scelta “corretta”?

di Andrea Capecchi

Pistoia – Tempo di concerti che saltano, di richieste di rimborso, di polemiche sui voucher.

Negli ultimi giorni, in seguito all’annullamento di tutti i concerti e i grandi festival musicali della stagione estiva, si è scatenato un acceso dibattito, soprattutto sui social, che sta coinvolgendo migliaia di fan e che ha come punto dirimente la questione dei rimborsi dei biglietti già acquistati. Molti eventi, infatti, al momento della cancellazione avevano già registrato il sold out da diverse settimane, se non addirittura da mesi – come il concerto di Paul McCartney a Lucca o quello dei Red Hot Chili Peppers a Firenze, solo per citare due casi – e il loro annullamento è stato comunicato dagli organizzatori agli utenti insieme alle modalità di rimborso biglietti. E qui è sorta la polemica: i fan sono stati messi di fronte alla scelta se conservare i biglietti, che restano validi per le analoghe date del 2021, o se accedere alle modalità di rimborso, che nella stragrande maggioranza dei casi non avvengono con la restituzione dei soldi versati al momento dell’acquisto, ma con l’emissione di un voucher di pari valore.

Già, i “famigerati” voucher: non un’invenzione “perversa” dei promoter, come sostiene qualcuno, ma un mezzo stabilito e autorizzato dalle normative vigenti, e che non si applica solo in ambito musicale. Pensiamo, solo per fare un esempio, ai voucher emessi dalle compagnie aeree low-cost al posto del rimborso integrale del biglietto aereo: una soluzione “d’emergenza”, come affermano i sostenitori di questa misura, resasi necessaria in questo momento di grave crisi per non far perdere liquidità alle aziende e alle società, posticipando l’utilizzo del prodotto ed evitando un esborso in denaro che potrebbe danneggiarle seriamente, fino al fallimento.

Ma i voucher, di cui nessuno mette in dubbio la legittimità, sono usati in maniera corretta e trasparente? Questo è il vero nodo da affrontare. Per quanto riguarda i concerti, l’articolo 88 del DL 17 marzo 2020 e successivi aggiornamenti lascia libertà ai promoter di stabilire se assegnare il rimborso tramite riaccredito su carta di credito oppure attraverso i voucher: viene così erogato un “buono” del medesimo valore della cifra spesa per l’acquisto di un evento anullato o rinviato, da utilizzare per l’acquisto di uno o più eventi organizzati dallo stesso promoter entro 12 o 18 mesi dalla data di emissione. E qui sorgono le prime limitazioni: per esempio, non è possibile usare il voucher di un promoter per comprare eventi o spettacoli organizzati da un’altra agenzia. 

"Con questo sistema – denuncia un addetto ai lavori del mondo concertistico – il promoter ha la piena libertà di organizzare nuovi eventi con altri artisti, in altri luoghi e in altre date, costringendo così i possessori di voucher ad accontentarsi di ciò che viene organizzato pur di non perdere i soldi già versati. Di fatto si tratta di acquistare un concerto a scatola chiusa, di firmare un assegno in bianco a vantaggio del promoter. Si rischia una doppia fregatura, perché non so quali artisti saranno messi in cartellone, dove si terranno i concerti, e quali costi accessori (viaggio, pernottamento) dovrò sostenere per assistere al concerto di un artista che magari nemmeno mi interessa. Ma che mi sento obbligato a vedere se non voglio buttare via i soldi già spesi: non mi sembra proprio il massimo della correttezza”.

Quali problemi può comportare il ricorso eccessivo alla pratica dei voucher? “Rischia di rompersi il rapporto fiduciario tra consumatore e acquirente: se voglio vedere un preciso artista – e per lui sono disposto a pagare anche cifre non irrisorie – non posso accettare un sistema di prevendite così organizzato, dove pago per qualcosa che poi salta, ma a quel punto non posso avere indietro i miei soldi e resto con l’amara sensazione di aver buttato via le prevendite, non sapendo che cosa l’agenzia mi proporrà in cambio. C’è inoltre il rischio di concentrare il monopolio degli eventi e dei festival musicali nelle mani di pochi grandi promoter. Di base il voucher può essere uno strumento utile e intelligente, ma deve lasciare la libertà di scelta all’utente e non all’organizzatore, e garantire la tutela dei piccoli organizzatori: proprio questi ultimi si stanno muovendo per garantire rimborsi in denaro, pur con grande sacrificio economico, mentre le grandi agenzie se ne approfittano”.

Certo, tanti festival hanno cercato di mantenere inalterate le line-up degli artisti di quest’anno, con gli stessi concerti che saranno posticipati di un anno, in date molto vicine a quelle originali: tuttavia anche in questo caso la possibilità di un rimborso “in contanti” viene negata e chi non è disposto, per qualunque motivo, a “ritornare” fra un anno, può fare richiesta di un voucher in sostituzione del concerto acquistato. Naturalmente senza sapere per quali eventi lo potrà usufruire.

“Comprando la prevendita – conclude l’operatore – non ti garantisci più l’artista e il concerto che desideri, ma ti ritrovi in mano un biglietto per un evento al buio. Con questo sistema non mi sento tutelato né garantito, così come i migliaia di utenti che in queste ore stanno facendo pressione e cercano di far sentire la propria voce. Il paradosso è che tramite i voucher i fan hanno, di fatto, già pagato la prossima edizione di un festival o di un evento musicale, dando in questo modo carta bianca all’organizzatore”.

Chi ci assicura, infine, che in voucher siano solo uno strumento transitorio? “Oggi siamo in emergenza a causa della pandemia, e potrebbe trattarsi di una soluzione temporanea: ma chi ci garantisce che non possa diventare una prassi da ripetere anche in futuro?”.

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