Speciali Reportcult: Pistoia Blues


 
 

Sabato, 04 Luglio 2020 15:12

Pistoia Blues Festival, come tutto ebbe inizio

Il Blues a Pistoia nei primi anni Ottanta (foto di Stefano di Cecio) Il Blues a Pistoia nei primi anni Ottanta (foto di Stefano di Cecio)

di Stefano Di Cecio

Pistoia - 1979, autunno/inverno, apre un nuovo locale a Pistoia, l’isola del Tonal.

Come l’omonima associazione creata da un ragazzone alto, con la barba, Raffaele Barki, piovuto a Pistoia da Milano chissà come.

Non conoscevo allora, né adesso, quali legami avesse con la città ma si muoveva molto agevolmente sia nell’ambiente giovanile che in quello politico e amministrativo, il Sindaco di allora era Renzo Bardelli. Il locale si trovava al piano interrato de “le Stanze” in via Curtatone e Montanara, ci si accedeva da una porta in Vicolo degli Armonici.

Dopo un piccolo ingresso si scendevano delle scale per accedere poi in una grande stanza con un piccolo palco sul fondo, il pavimento era interamente coperto da moquette di colore verde, non c’erano molte sedie né tavolini, piuttosto cuscini grandi e colorati. A lato del palco una piccola cucina dove “Spumino” preparava salsa cocktail di gamberi e qualcosa da bere, in sottofondo musica soft. Le serate passavano all’insegna di chiacchierate, ma non mancavano serate di teatro e musica. Mi ricordo esibizioni di Baldovino e, per la musica, ci ho suonato anch’io, nella primavera/estate del 1980 a ridosso del festival.

Già il festival, il primo festival blues in Italia, a Pistoia. Evento imprevedibile e impensabile fino a quel momento ma che Barki riuscì a realizzare con il supporto dell’amministrazione comunale, portando in piazza del Duomo artisti come Fats Domino, BB King, Muddy Waters, John Lee Hooker, ed altri, senza considerare gli italiani fra cui anche Pino Daniele e Roberto Ciotti.

Insomma il gotha mondiale del Blues, tutti insieme in due memorabili giornate, il 14 e il 15 di luglio che, è bene ricordare, erano un lunedì e un martedì. Poi, come inaspettatamente il festival illuminò quell’estate del 1980, così si esaurì e si spense, il Barki presumibilmente rientrò a Milano e il locale fu chiuso, tant’è che la batteria del gruppo in cui suonavo io, lasciata sul palco dell’isola del Tonal, fu recuperata con difficoltà giorni dopo, rientrando nei locali che presentavano visibili segni di abbandono in tutta fretta, fra materiale promozionale del festival e decine di fatture di alberghi di Montecatini lasciate sul pavimento.

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Il ricordo torna comunque a quei giorni, con la città invasa da locandine che preannunciavano l’arrivo delle più grandi stelle mondiali del blues i cui nomi erano conosciuti anche ai meno esperti di quel tipo di musica. Ad essere sinceri sembrava quasi impossibile che artisti di quel calibro potessero esibirsi a Pistoia. Una città in fondo un po' bigotta ma che rimase invece sbigottita e impreparata per “l’invasione” pacifica di migliaia di persone che si riversarono per le strade del centro. Era il popolo dei grandi raduni, che improvvisamente si materializzò con i loro sacchi a pelo in città. Quest’ultima ebbe reazioni diversificate, legate sempre allo sconcerto, fra apprezzamento e contestazione. Un duplice aspetto che conserverà anche negli anni a venire.

L’esperienza lasciò comunque il segno, o forse meglio dire un vero e proprio seme che nel corso degli anni germogliò fino a diventare un appuntamento fisso. Nei due anni successivi ci furono concerti di John Mayall (1981 stadio comunale) di Frank Zappa e Jackson Browne (1982 stadio comunale) fino alla formalizzazione del Pistoia Blues Festival vero e proprio nel 1983 in piazza Duomo. La durata della manifestazione nel corso degli anni Ottanta è variata: due, tre, anche cinque giornate ma sempre durante il mese di luglio. Le varie organizzazioni che si sono poste alla guida del festival hanno continuato a portare a Pistoia stelle mondiali non solo del Blues vero e proprio ma anche del Rock e del Pop.

Per quanto mi riguarda considero oggi una fortuna l’aver visto coi mie occhi la genesi di quella che poi è diventata una grande manifestazione che dura tutt’oggi. Il 1980 fu anche un anno in cui successero molte cose tristi, dalla strage di Ustica a quella della stazione di Bologna per non parlare poi del terremoto in Irpinia per il quale partii come soccorritore il 23 novembre, ma questa è davvero un’altra storia.

 

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