Speciali Reportcult: Pistoia Blues


 
 

Lunedì, 06 Luglio 2020 10:06

Ben Harper al Pistoia Blues: ricordi "dietro le quinte"

Ben Harper in concerto al Pistoia Blues (foto di Giovanni Fedi) Ben Harper in concerto al Pistoia Blues (foto di Giovanni Fedi)

di Michele Quiriconi

Pistoia – Luglio 2013: anche quest'anno lavoro come runner di produzione al Festival Pistoia Blues, giunto alla sua 34' edizione.

Il festival si apre con il concerto di Ben Harper che torna a Pistoia dopo alcuni anni, questa volta a fianco di Charlie Musselwhite con il quale ha appena pubblicato l'album Get Up.

Ovviamente tutta la produzione è in agitazione, è la prima data italiana e da questa potrebbe dipendere il resto del tour.

Charlie e la moglie arrivano qualche giorno prima direttamente dagli USA. Anche Ben Harper e la sua crew, ma in momenti diversi.

Il primo intoppo nasce proprio in aeroporto, quando il tecnico delle luci perde i propri bagagli. Con la produzione decidiamo di occuparci noi di tutta la pratica, il che vorrà dire avere una cosa in più da fare. I ragazzi sono un bel gruppo, credo lavorino insieme da tempo e sembrano affiatati, guidati da un simpatico road manager. Li accompagno in albergo e di nuovo torno in aeroporto, in attesa di Ben, che arriverà da solo con l'ultimo volo della giornata.

Dalla produzione mi dicono che, visto l'episodio accaduto al tecnico nel pomeriggio, mi dovrò limitare ad assicurarmi che tutto vada per il meglio, lasciando poi che Ben vada in albergo con l'autista del servizio di noleggio. La situazione è surreale: sono le 19 di una bella serata estiva, mi trovo in aeroporto insieme all'autista, nella sala di attesa non c'è quasi nessuno.

A un certo punto si apre la porta "international arrivals" e spunta lui, cappello a tesa larga e skate sotto il braccio. Saluta con un timido "hello". L'autista mi confida che non capisce una parola di inglese, mi faccio coraggio e chiedo a Ben (io parlo a Ben Harper, capite?) com'è andato il viaggio, se ha recuperato tutti i bagagli e che là fuori c'è un van che lo attende. Nel frattempo chiamo la produzione che mi suggerisce, seppur su un'auto diversa, di scortarlo fino in albergo.

Il cuore è a mille, chiamo a casa per dire che rientrerò un po' più tardi (scusate, devo scortare Ben Harper!) Il viaggio non è lungo, ma in quel tempo le sensazioni sono tante; arriviamo in albergo, accompagno "mr. Harper" in portineria, lui mi saluta con un "arrivederci" un po' stentato e mi chiede "how do you say “see you tomorrow"?

Traduco, e gli chiedo "why?”...dice che gli ha fatto piacere tutta questa attenzione, domani gradirebbe lo stesso.

Lascio immaginare le sensazioni, non è semplice trovarsi davanti a questo gigante della musica e conversare, tradurre.

Il giorno dopo c'è ancora agitazione. Vado prima a prendere il road manager, col quale parliamo un po' di tutto e giriamo per la città alla ricerca di effetti richiesti dalla band. C'è da risolvere la faccenda bagagli, accompagnare la crew (tecnici audio, luci, merchandiser, strumenti...) e i viaggi sono infiniti, verso l'albergo, in piazza, di nuovo in aeroporto. Solo Musselwhite fa il soundcheck, Ben rimane in albergo (la piazza è aperta al pubblico e potrebbe essere complicato fare il soundcheck).

Arriva la sera. Di nuovo mi viene chiesto di affiancare l'autista "che non parla inglese". Io e il mio collega runner partiamo entrambi (anche perchè ci sarà da aprire la strada e fare la più veloce possibile per arrivare in piazza senza soste inutili). Il viaggio è tranquillo, è una bella serata di inizio luglio. Arriviamo in piazza velocemente. Ben scende dal van e corre dritto in camerino,

La security del Festival capeggiata da Silvano è preparata e anche se il pubblico è numeroso non ci sono problemi. Arriva il momento del concerto, Ben e Charlie salgono insieme. Al suo arrivo, dopo il piacevole viaggio dall'areoporto fino all'albergo, Henri Musselwhite, la moglie di Charlie, mi aveva assicurato che i due avevano preparato uno show veramente intenso, che valeva la pena vedere.

E, confesso, non aspettavo altro. Prime note, "I'm in, I'out and I'm gone", se non ricordo male. Ma l’imprevisto è sempre dietro l’angolo. Dalla produzione chiamano: si è guastato il frigo nel camerino di Ben, sta perdendo acqua. Con un paio di colleghi ci precipitiamo, lo svuotiamo di tutto il contenuto e cerchiamo il più velocemente possibile di asciugare.

Ho davanti a me uno skate, fogli di appunti (nuove canzoni? chissà) un paio di chitarre... lo scenario ha una parvenza quasi fiabesca (frigo guasto a parte). C'è da spostare tutto e fare in modo che l'acqua non arrivi. Per fortuna riusciamo a sistemare senza toccare gli effetti personali. Il frigo è di nuovo al suo posto. La cena post concerto di Ben è salva.

Risaliamo dai camerini, pochi minuti e la security ci avvisa che stanno per scendere dal palco...non mi sembra vero, mi sono perso quasi tutto il concerto! Sulle note di "all that matters now" Charlie e Ben salutano il pubblico, scendono e ricevono l'applauso degli addetti ai lavori, tra i quali il sottoscritto.

Le sensazioni sono strane. C'è euforia per il contesto, i musicisti e i tecnici ci chiamano per festeggiare insieme la buona riuscita del concerto, Ben per il momento non sale dai camerini. Il primo a risalire è Charlie, stanco ma visibilmente euforico...dopo qualche minuto sale anche Ben.

Ci mettiamo in fila per le foto di rito. Ho una chitarra sulla quale vorrei scrivesse qualcosa... sono indeciso se chiedere a lui di scegliere cosa scrivere o fargli scrivere una dedica; decido di riprendermi quel tempo passato ad aggiustare il frigo e il concerto mancato.

Ben si mostra curioso quando gli chiedo "posso raccontarti una storia?" La storia è quella di come, anche attraverso le sue canzoni, io e mia moglie Chiara siamo arrivati fin qui, in particolare con "She's only happy in the sun", suonata al matrimonio di due amici. Ben ascolta, commenta, chiede. Intorno ci guardano stupiti: “ma di cosa parlano?".

Alla fine prende la chitarra (che nel pomeriggio, in tutti i viaggi che ho fatto, si è pure rotta) e comincia a scrivere. A tratti sembra aver dimenticato le strofe, sospira. "How long" commentando il tempo trascorso. Accenna un "maybe it's time to get back" e, quando alcuni anni dopo torna a fare concerti con il gruppo storico degli Innocent Criminals, penso "chissà, forse qualcosa è scattato quella sera"?

La serata scivola via, i colleghi mi chiedono increduli che cosa abbia avuto da raccontare a Ben Harper per dieci minuti. Questo è quello che mi porto dietro, una chitarra con una dedica e qualche contatto ancora aperto con alcune persone di quel meraviglioso staff.

Sei anni dopo, nel 2019, Ben Harper torna in concerto al Pistoia Blues con gli Innocent Criminals.

Anche quest'anno collaboro come driver/runner di produzione.

L'attesa come sempre è trepidante: il nuovo manager ad un certo punto del pomeriggio ci comunica che Harper non farà soundcheck, arriverà direttamente per il concerto. Deve sistemare il suo skateboard, chiede un utensile specifico. Come sempre ci dividiamo i compiti, visto il cambio di programma mi propongo per occuparmi della commissione. Mi viene in mente un negozio locale che si occupa di questi articoli, e contravvenendo alle indicazioni (perché speravo comunque di poter reincontrare Ben prima del concerto) invece di consegnarlo al manager aspetto l'arrivo di Ben (che quest'anno viaggia con l'autista).

Quello che mi colpisce visto lo stile "mordi e fuggi" di quest'anno è che quando arriva lo accolgo sulla porta del camerino e gli consegno la "skateboard key" (un coltellino svizzero per sistemare gli skateboard); oltre ai ringraziamenti di rito mi saluta calorosamente con "Hi my friend, I remember your face, happy to see you once again".

Il concerto scivola via, forse non è il più bello visto negli anni ma sicuramente sempre coinvolgente.

Quest'anno non ci sarà afeter show, il management ci comunica che Ben andrà via direttamente appena finito di suonare. Anche in questo caso faccio un piccolo strappo alla regola: una stretta di mano sceso dal palco e un selfie, perché una giornata così comunque è da ricordare. Ovviamente in attesa del prossimo concerto di Ben Harper al Pistoia Blues!

 

 

 

 

 

 

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