Speciali Reportcult: Pistoia Blues


 
 

Lunedì, 03 Agosto 2020 15:54

Pistoia Blues, quando finalmente salii sul palco (ovvero cronaca di una vittoria)

I Carlsbad sul palco del Pistoia Blues I Carlsbad sul palco del Pistoia Blues

di Leonardo Monfardini

Pistoia - E alla fine vincemmo e furono i dieci minuti più belli della nostra vita.

Voglio raccontarvi una storia, la mia storia e quella della mia band di qualche anno fa, i Carlsbad, nome difficile, che in molti ci storpiavano e che, a parte il nome di una piccola cittadina della California (che per i “nerd” è stata la location del primo Paranormal Activity di Oren Peli, di cui noi eravamo fan), di per sé non aveva nessun significato musicale.

Innanzitutto chi cavolo erano questi “Carlsbad”: una trio funky/rock/blues formato da tre amici conosciutisi per caso nei vari eventi della piana Pistoia/Prato/Firenze e che insieme vollero tentare di creare qualcosa di loro con qualche omaggio a chi ci ispirò per fare la nostra musica.

Ah! Ancora non mi sono presentato! Salve! Io sono Leonardo Monfardini, batterista dei Carlsbad (qualcuno di voi adesso mi conosce o come operatore tv o batterista della Fabrizio Berti Jug Band o del Clan dei Ribot). Con Fabio Zini (chitarra e voce) e Leonardo Chironi (basso) formammo pochi anni prima la band; in breve tempo partecipammo ad alcuni contest con alcune vittorie e soddisfazioni varie ma il nostro sogno era principalmente quello di suonare sul “palcone” del Pistoia Blues Festival, il grande FESTIVAL (con tutte le maiuscole) della nostra Pistoia. Ma ancora non è il momento di questa parte della storia.

Facciamo un passo alla volta: già nel 2011 tentammo di accedere alla manifestazione partecipando a “Obiettivo Blues”, nota trasmissione televisiva/contest di TVL, andato in onda fino a qualche tempo fa, poi anche quella perita sotto i colpi del disinteresse da parte dell'organizzazione del Festival e di sponsor ben poco seri.

Partecipammo, facemmo gran bella figura ma verso le ultime puntate, laddove il premio cominciava ben a concretizzarsi, complice l'ansia, la foga del momento e la nostra scarsa esperienza misto a una vaga superbia della serie «siamo ganzi altro che noi», la realtà ci piombò addosso come il TIR di Duel e ci buttò nel burrone della sconfitta. La sera della sconfitta, con un bel birrone ghiacciato tra le mani, dimenticammo tutto e continuammo a goderci la vita.

Carsbad PTBlues 3

Passa un anno, è il 2012. Che si fa, che non si fa, di partecipare all'ennesimo contest ne avevamo pochissima voglia ma visto che più che di una gara si palesava come un interessantissimo workshop organizzato dal Festival e tenuto da varie personalità della musica locale tipo Andrea Ranfa, Carmine Bloisi (drum master), Daniele Nesi, Paolo “The Sax” Scali e the one and only “Armonica” Fabrizio Berti, allora presi bene ci incamminammo verso la calda Prato e ci buttammo nel calderone di “Sonorità Emergenti”.

Furono 3 giorni di full immersion nella storia della musica, il workshop musicale più bello mai visto, s'imparò una quantità di robe che mai nella vita ci saremmo mai immaginati, ci aiutarono a ri-arrangiare le nostre canzoni, ci insegnarono a suonare “ammodino” e, soprattutto, ci fecero scendere da quel piedistallo di #songanzoaltrocheio che ci eravamo costruiti. Bello, bellissimo.

Poi dopo, all'ultimo giorno: brivido, terrore, raccapriccio. Premesso che a partecipare a questo workshop eravamo 4/5 band (non ricordo il numero esatto, complice l'età che avanza e qualche neurone bruciato i miei ricordi ogni tanto sono fallaci), l'ultimo giorno ci comunicarono che solamente 3 band di quelle partecipanti avrebbero avuto diritto a esibirsi dal vivo sul palco dell'Officina Giovani di Prato per l'ultima e importantissima selezione che poi ci avrebbe portato vittoriosi in Piazza del Duomo a Pistoia. Panico. Alla fine fummo scelti noi insieme a “I Vizi di Harlene” di Fabrizio Lombardi (ora amico e boss del Clan dei Ribot) e agli Eco Doppler.

In breve: sul palco di Officina si esibiscono per primi i Vizi che fanno una performance incredibile e bellissima (io da giurato avrei votato per loro, sappiatelo), poi tocca a noi (troppa emozione ma poteva andare peggio) e concludono i Doppler (bene ma non benissimo). Emozione, mutande sporche, sudore, puzzo. La giuria si eprime: «Vincono i Carlsbad». Momento di silenzio. Realizziamo. Si esplode, birrone di festeggiamento.

E venne il giorno: era una caldissima domenica di luglio (il 15 se non erro), la notte non avevo dormito, avrei finalmente suonato sul palco del Festival della mia città, evento in cui fin da piccolo ho bazzicato, apprezzato, bevuto, fumato e ascoltato il best of the best che il blues, funk, rock, pop, ecc. mondiale avesse da offrire – 1998: ricordo una performance incredibile di Stevie Winwood e Jim Capaldi in una versione da lacrime di John Barleycorn Must Die e non dico altro –, quella sera gli headliner erano Gov't Mule e John Hyatt & The Combo, no dico, vi devo dire altro per farvi capire l'emozione della giornata?!

Arrivo in Piazza in fretta e furia, stracarichissimo di attrezzature varie (piatti, bacchette, pedali, aggeggi, affari, neanche fosse un trasloco...), volo nel backstage e mi mettono addosso il mitico braccialetto d'oro del Pistoia Blues, quello che solo gli artisti possono indossare. Fierezza, sudore, ansia. Ci fanno fare 5 minuti di soundcheck che già lì a me bastava per emozionarmi data la potenza sonora di quel palco, ci infilano in un camerino, ci riempiono di crackers, patatine, coche varie e altra roba che non ricordo e avvia la fremente attesa della performance.

Passano minuti che sembrano ore, momenti di panico perché convinti di non ricordarsi assolutamente nulla e terrorizzati di fare una figura barbina incredibile e finalmente arriva il momento. Simone Gai e Elio Capecchi ci introducono sul palco, prendiamo posizione agli strumenti e via con la goduria. Set perfetto, potenza sonora indescrivibile, una goduria incredibile, i 10 minuti più belli della nostra vita. Per citare Paolo Belli: «1000 lire per salire su quel palco, 1 milione per scendere», non volevo più andarmene, ero disposto a inchiodarmi le natiche sul panchetto della batteria ma purtroppo ciò non avvenne. Scendemmo, fummo intervistati da TVL e fine della giornata più bella della nostra vita.

Finale: Fabio e Leo rimasero in piazza a godersi Gov't Mule & co., io appena finito, dovetti correre a Torre del Lago a lavoro in teatro. Questo fu il mio 2012, questo fu il mio Pistoia Blues.

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