Stampa questa pagina
Venerdì, 07 Agosto 2020 16:02

L’eclettico sound dei Calibro 35 incanta Piazza Duomo

  • Share
Il concerto dei Calibro 35 (fotografie di Giovanni Fedi) Il concerto dei Calibro 35 (fotografie di Giovanni Fedi)

di Francesco Belliti

Pistoia - Una performance strabiliante, capace di convincerti che la musica non è finita.

Nella loro ormai più che decennale esistenza, i Calibro 35 non si sono mai fermati, né fisicamente né creativamente. Quattro musicisti e un produttore (Tommaso Coliva), provenienti da contesti ed esperienze diverse, che hanno deciso di partire da un sound specifico per poi, negli anni, esplorarne tutte le potenzialità.

Quel sound, ancora intatto, fa riferimento ad un passato e a generi che andrebbero sempre riscoperti, come, nello specifico, le colonne sonore, tra funk e jazz, dei film polizieschi italiani (detti anche “poliziotteschi”). Anche quando finalmente puoi vederli dal vivo, dopo aver ascoltato diverse volte i loro album, hai l’impressione di trasformarti in Tomas Milian, in Henry Silva, in Luc Merenda o in Maurizio Merli. Di essere precipitato in un film di Fernando Di Leo, Umberto Lenzi o Sergio Martino.

2

Due sensazioni ti colgono dunque: l’estraniamento e una sorta di déjà-vu sonoro. L’impressione di aver già sentito altre volte quell’intro di tastiere o quel giro di basso, anche se in realtà è solo un’illusione. Questo è l’effetto che fanno i Calibro 35 quando salgono sul palco del Pistoia Blues, sin dal primo brano. Molto spazio viene da subito riservato, nella scaletta, a pezzi dell’ultimo album ‘Momentum’, uscito alla fine di gennaio: un progetto dove la band milanese ha voluto buttarsi a capofitto sulla black music e sulla musica elettronica, legandone gli stilemi alle sue sonorità di base.

Brani corposi, coinvolgenti, piacevoli, capaci di rimanere in testa come ‘Glory-Fake-Nation’, ‘Stan Lee’ e ‘Tom Down’. Enrico Gabrielli (tastiere, fiati, voce), Massimo Martellotta (chitarra), Luca Cavina (basso) e Fabio Rondanini (percussioni) si sciolgono sempre di più, aumentando i giri del motore man mano che il concerto va avanti. Non interagiscono molto col pubblico, presi dal flusso continuo della loro musica, ma ogni tanto Gabrielli regala qualche ammicco e qualche faccia divertita.

Solo verso la fine, quando i presenti in Piazza del Duomo sono cotti davvero a puntino e conquistati dalla performance, il tastierista dei Calibro si permette qualche battuta: “È bello essere qua. Se a marzo ci avessero detto che avremmo suonato a un festival non ci avrei creduto minimamente”. È il preambolo ad un medley davvero pazzesco che chiuderà il concerto (bis escluso): partenza con ‘One Nation Under a Format’ (sempre da ‘Momentum’) per poi chiudere con le note incalzanti e volutamente dissonanti di ‘Trafelato’, reinterpretazione dell’omonimo brano del maestro Ennio Morricone, recentemente scomparso, facente parte della colonna sonora di un classico del poliziesco italiano, ‘Giornata nera per l’Ariete’ di Luigi Bazzoni con protagonista Franco Nero.

Le parole per descrivere questo momento del concerto, mi perdonerete, sono forse impossibili da trovare: puro ascolto, semplice esserci in quel preciso momento ed esprimere, alla fine, il proprio stupore con parole che, per quanto ti sforzi, risulteranno colorite. Rapimento ed imbambolamento: nessuna voglia di distogliere lo sguardo, anche solo per fare una foto col cellulare.

Rientrati per regalare al pubblico il bis richiesto, solo allora i Calibro 35 si ributtano sulla parte più grezza e primitiva della loro musica, facendo scatenare tutti, anche se da seduti: posso assicurare che la fila di sedie dove mi trovavo ballava. ‘Giulia Mon Amour’ e ‘Notte in Bovisa’ sono gli ultimi prorompenti colpi di una performance strabiliante. Nei minuti successivi al concerto continuava in loop, nella mia testa, il giro di basso del pezzo conclusivo. Un live sicuramente non lungo, un’ora e venti circa, dove però mente e orecchie sono state enormemente stimolate.

3

Un’esperienza che oggigiorno, in un mondo musicale impoverito di qualsiasi intenzione di ricerca ed originalità, è assai rara. Ascoltandoli, mi sono reso conto della curiosità che questi quattro musicisti e il loro produttore hanno auto-alimentato per sfornare, ogni volta, un album diverso. Lavori pensati, sia filosoficamente che musicalmente, che hanno reso i Calibro 35 una delle realtà italiane più riconosciute all’estero, anche in ambienti sicuramente poco affini come quello del hip hop americano. Cose che ti convincono che la musica, in Italia come nel mondo, non è finita.

Si è dunque conclusa, con una serata memorabile, questa parte estiva del Blues Around; di questo festival, certamente alternativo per ovvie ragioni, che però non ci ha fatto sentire orfani di qualcosa di vitale ed importante come la musica dal vivo. Come Enrico Gabrielli, anche molti di noi non pensavano, a marzo, di passare, in Piazza del Duomo, delle serate così belle e da ricordare.

 

 

 

 

Articoli correlati (da tag)