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Sabato, 05 Settembre 2020 14:30

Giancane, cantautore “per caso” dall'ironia graffiante

Giancane in concerto Giancane in concerto

di Andrea Capecchi

San Casciano (FI) – L'improvvisazione, lo scherzo, il linguaggio tagliente e l'ironia feroce sono saliti sul palco insieme a Giancane.

L'artista romano è stato protagonista e mattatore di un autentico concerto-spettacolo in occasione della Festa del Volontariato Sancascianese, rassegna di musica ed eventi culturali che anche quest'anno, nonostante tutte le difficoltà dovute all'emergenza sanitaria, si svolge nella cittadina del Chianti, alle porte di Firenze.

Ma chi è Giancane? All'anagrafe Giancarlo Barbati, classe 1980, romano, inizia la sua esperienza in ambito musicale prima come fonico e poi come chitarrista nel Muro del Canto, con il quale ha collaborato fino all'anno scorso. In parallelo, dal 2013 inizia a comporre e arrangiare alcuni pezzi, dando avvio a una carriera cantautoriale del tutto estemporanea e, come lui stesso ricorda, “nata quasi per caso, facendo un concerto in cui presentavo quattro miei pezzi che avevo scritto così, perchè mi andava. La serata andò bene, alla fine mi chiesero le copie, che neppure mi ero portato dietro perchè non mi aspettavo che così tanti me le richiedessero!”.

Cantautore atipico e indipendente, Giancane è piuttosto un cantastorie tagliente e anarchico, orgoglioso della propria romanità, formatosi nel mondo punk della capitale, tra circoli e centri sociali, che nel corso degli anni ha pubblicato due album, frutto non di un preciso progetto musicale, ma della spontanietà e della genuinità dell'improvvisazione. “Non mi metto a pianificare un nuovo pezzo o album – spiega – scrivo quando capita, spesso nei momenti in cui mi sento incazzato o depresso, e nell'esecuzione dei brani io e gli altri ragazzi della band ci affidiamo molto all'improvvisazione. È una cosa che fanno in pochissimi, è una scelta per certi versi rischosa, ma tra di noi si è creato un tale rapporto di amicizia e fiducia che quando saliamo sul palco non possiamo sapere cosa accadrà nel corso dell'esibizione, non c'è quasi nulla di stabilito fin dall'inizio”.

Anche la musica di Giancane esce dagli schemi e non si lascia “ingabbiare” in un preciso genere: la sperimentazione e l'attraversamento di vari stili lo hanno portato a mantenere una base punk ma aprendosi al rock, all'indie, al folk, alla musica italodance che strizza l'occhio agli anni Novanta e ai suoi miti (non manca, in ogni concerto, la cover del celeberrimo “L'amour tojours” di Gigi D'Agostino).

E poi i testi: emerge in molte canzoni la violenza distruttrice verso il mondo, il rifiuto quasi nichilistico di una “vita di merda”, la graffiante ironia e la satira contro modelli e comportamenti sociali (Giancane ricorda, a tratti, il poeta Cecco Angiolieri), che però nel corso del brano si sciolgono in un'autoironia sorprendente e non banale e, soprattutto, nella presa di coscienza che anche lui, come tutti, non è immune dai vizi e dalle debolezze umane e un giorno, forse, diventerà come chi ha sempre detestato. Fino al paradossale “perchè io odio tutti, e in fondo odio anche me”, vero “manifesto” della poetica di Giancane: ma è, appunto, una provocazione piena non di cattiveria, ma di feroce sarcasmo, di quell'ironia che il cantautore ha adottato come “chiave di interpretazione” della società, con i suoi vizi, le sue manie e contraddizioni.

Due importanti collaborazioni hanno segnato, fino a questo momento, l'esperienza artistica di Giancane: la prima con Rancore, “un artista che definire rapper è riduttivo, io lo considero uno scrittore di grande talento, perchè dà a ogni suo brano due o tre diverse chiavi di lettura. L'ho conosciuto la prima volta in un locale, quando aveva sedici anni e faceva le rap battles dimostrando un'abilità di gran lunga superiore rispetto ai coetanei; l'ho ricontattato due anni fa, quando ho scritto il brano “Ipocondria”, perchè su quel pezzo composto da un unico loop sul quale scorrono parole molto veloci sentivo bene la sua voce. Avevo pensato anche a Caparezza, come stile: però appena Rancore ha sentito il ritmo, si è subito calato alla perfezione nel brano”.

La seconda, con il fumettista Zerocalcare. “Ho pensato: sarebbe figo farmi fare un video da lui, magari anche per lui è una nuova esperienza. Già ci eravano conosciuti, frequentando gli stessi ambienti e condividendo molte idee: una sera ci siamo dati appuntamento nella cucina di un locale occupato a Roma e lì io, Rancore e Zerocalcare abbiamo deciso di fare il videoclip di “Ipocondria” che sarebbe uscito poco dopo”.

15 giancane by zerocalcare

Il concerto, come da previsioni, prende subito la piega di un vero e proprio show, tra gag improvvisate, interventi “di disturbo”, voci fuori campo che più volte interrompono Giancane, ovviamente divertito e per nulla infastidito dalle dimostrazioni di “indisciplina” dei membri della sua band. C'è spazio anche per barzellette, un po' di satira politica, qualche scurrilità in dialetto, un “Forza Roma!” urlato dal palco che il pubblico quasi non sente nel delirio del finale. E poi c'è la musica, ci sono le canzoni di Giancane che una parte degli spettatori, nelle prime file, mostra di conoscere a memoria, mentre un'altra parte di pubblico ascolta tra curiosità e divertimento.

Tra i molti brani eseguiti c'è “Ciao, sono Giancane” autopresentazione semiseria in cui Giancane mette subito in chiaro – se non si fosse capito – la sua estraneità rispetto al modello “classico” del cantautore di successo, “sciorinando” una serie di nomi di famosi artisti italiani, con i quali c'è ben poco da spartire; c'è “Limone”, in cui – finalmente, direbbe qualcuno – vengono demoliti i miti sociali, culturali e musicali degli anni Ottanta, epoca da molti glorificata e rimpianta con nostalgia, ma che Giancane associa all'ampia circolazione di droghe (richiamo autobiografico alla realtà di quegli anni ad Ostia); c'è “Buon compleanno Gesù”, con la sua visione dissacrante del Natale, visto come il trionfo dell'apparenza, della superficialità e di un certo conformismo; c'è “Ma tu no”, analisi lucida e spietata delle contraddizioni nel comportamento di chi predica bene e “razzola” male; c'è, soprattutto, “Vecchi di merda”, dove l'apparente conflitto generazionale con anziani dai comportamenti odiosi nasconde, in realtà, una profonda autoironia, nella consapevolezza che i punti di vista cambiano con il passare degli anni.

Un concerto trascinante e divertente, un'ora e mezzo senza pause, una gioiosa “caciara” che ha contagiato il pubblico, con alcuni spettatori che, pur nel rispetto delle regole del distanziamento sociale, non hanno resistito e si sono alzati a ballare “sul posto” al ritmo crescente e travolgente dello show.

Un evento reso possibile anche grazie al lavoro e all'impegno dei volontari e degli organizzatori della Festa, ai quali va un ringraziamento e il merito di aver proposto un artista proveniente dal mondo “underground”, forse ancora “di nicchia” ma che merita sicuramente di essere ascoltato.

 

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