Speciali Reportcult: PISTOIA BLUES | PRESENTE ITALIANO


 
 

Venerdì, 11 Dicembre 2020 10:38

Taverna Umberto I, nel segno della tradizione musicale genovese

Giuseppe e Gianfilippo Santangelo Giuseppe e Gianfilippo Santangelo

di Alberto Vivarelli

GENOVA - La scoperta di alcuni eccellenti musicisti genovesi (Gianpaolo Casu, Gabry Reck e Roberto Minniti: assolutamente da ascoltare l'arrangiamento di Roxanne dei Police, da parte di questi ultimi due), ha fatto puntare i riflettori su Genova per scoprire cosa si muove nel campo della musica “giovane”.

Le sorprese non sono poche, del resto il capoluogo ligure ha dato vita, a partire dagli anni 60, ad una delle migliori scuole cantautoriali d'Italia, se non la migliore e più prolifica.

Città di porto, assimilò quasi naturalmente il soffio della rivoluzione musicale e culturale di Bob Dylan che arrivava dagli Stati Uniti e proprio perché città di porto, si aprì al cambiamento, ai nuovi linguaggi, anche diversi tra loro. Così Genova vide nascere la musica anarchica di Fabrizio De André a fianco di quella “liberale” di Bruno Lauzi; nel mezzo troviamo i mostri sacri: Umberto Bindi, Gino Paoli, Luigi Tenco, Ivano Fossati, Vittorio De Scalzi, i New Trolls e tanti altri, ma adottò altri “geni”, come il livornese Piero Ciampi e l'alessandrino Paolo Conte.

Insomma, Genova è stata uno dei luoghi simbolo della rivoluzione musicale italiana. Quindi con un retroterra così ti aspetti sempre “figli” all'altezza della tradizione del quartiere La Foce.

Taverna Umberto PrimoTra questi, abbiamo scovato due fratelli, Giuseppe e Gianfilippo Santangelo - conosciuti al pubblico genovese come Taverna Umberto I -, ascoltando la loro rivisitazione di un pezzo di De André non certo semplice: Creuza de ma' (https://www.facebook.com/watch/?v=673115636963306). Interpretato, peraltro, in maniera magistrale (soli voce-chitarra) e offrendo all'ascoltatore anche un capoverso tradotto dal genovese.

Ma i Taverna sono altro, i fratelli proseguono la tradizione cantautoriale genovese con brani che spaziano dal rock allo swing, al pop classico italiano con un tratto comune: l'impronta jazzistica del suono.

Così si va dall'intimistica La Storia, a Parole dal sud, una rivendicazione orgogliosa dell'unità del Paese senza divisioni tra nord e sud; Il gioco che fu, Volo da solo, Non è mica 'na cosetta, sono solo alcuni dei brani dei due fratelli, polistrumentisti (chitarra, tastiere, pianoforte, ukulele), che si definiscono “artigiani della canzone”.

In effetti nei loro brani si sente la costruzione musicale, la cura della partitura e dei testi mai banali, la ricerca dei suoni, la raffinatezza del prodotto finale.

“Noi – scrivono sul loro profilo – siamo quelli che vedono la musica attraverso l’anima del cantautore, ricercando continuamente nuovi stimoli e orizzonti, con l’esigenza di raccontare la vita che ogni giorno cambia come cambiano gli accordi di una canzone, cantano quello che vivono, la gente, la città, l’amore, i ricordi, e quelle emozioni che a volte è difficile comunicare”.

Insomma, anche in questo caso c'è tutta Genova e la sua tradizione musicale.

E per Natale regalano una perla: “Giorni di festa” (https://youtu.be/RtNvY6_8WDo), un brano di quelli da ascoltare in cuffia guardando il bellissimo video che lo accompagna.