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Giovedì, 18 Febbraio 2021 12:13

Studi, concerti, musica classica: il duo "Longo-Cecchi" si racconta

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Emma Longo e Giulio Cecchi Emma Longo e Giulio Cecchi

di Riccardo Bonaguidi

Pistoia - Era l’agosto del 2018 quando Emma Longo, flautista, e Giulio Cecchi, chitarrista, durante un viaggio a Roma, hanno deciso di dare vita al duo chitarra e flauto.

In questi tre anni i due musicisti hanno lavorato con costante impegno per allestire un repertorio piuttosto eterogeneo che permettesse di suscitare interesse anche nei meno avvezzi alla musica classica.

Come è iniziato il vostro percorso?

“Ho iniziato a suonare il flauto all’età di 9 anni – racconta Emma – attratta dal suono di questo strumento. Così mi sono iscritta alla Mabellini e ho poi proseguito, quando avevo sedici anni, gli studi al conservatorio di La Spezia. Attualmente frequento il primo anno del biennio all’istituto Vecchi Tonelli di Modena. Nel corso di questi anni ho inoltre avuto l’opportunità di affacciarmi alla concertistica suonando, tra gli altri, al museo del Novecento a Milano e al Festival della musica di Venezia".

A Pistoia Emma si è esibita anche con l’orchestra Leonore. Nel 2017 conquista il terzo posto nel concorso Gazzelloni entrando quindi a tutti gli effetti nell’albo d’oro.

“Anche io – fa seguito Giulio – ho cominciato i miei studi di chitarra a Pistoia, alla scuola SPM. L’insegnate di allora, Diego Lopilato, mi consigliò di concentrarmi sulla chitarra classica per cui cominciai a prendere lezione con Flavio Cucchi. Terminate le superiori ho scelto di iscrivermi all’Accademia di Fiesole e, dopo il primo triennio, ho perseguito gli studi all'Istituto modenese".

Come Emma anche Giulio nel suo percorso si è esibito innuna serie di concerti suonando soprattutto in duo. All’esperienza della musica classica Giulio, però, ha affiancato per un consistente periodo l’avventura nel mondo della musica ‘leggera’, suonando con alcuni gruppi locali.

A proposito del vostro repertorio, come scegliete i pezzi?

“L'intento è suonare qualcosa che in pochi hanno ancora avuto modo di ascoltare, accostando anche qualche brano più conosciuto. Da Giualiani ('800) ai compositori contemporanei, passando inevitabilmente per Piazzolla ed altri grandi del '900. Tendenzialmente quindi cerchiamo di adattare la scelta dei pezzi in base ad i luoghi in cui suoniamo. Attualmente, comunque, abbiamo strutturato soltanto una scaletta per i concerti, mentre resta ancora lontano un progetto discografico vero e proprio’’.

Nel 2020 arrivano due importanti traguardi: primi nel concorso Alberghini di Bologna ed all’ International Florence Guitar Festival. Ad anno nuovo, il 9 gennaio 2021, si esibiscono negli studi di TVL durante il programma “Ora Insieme”. Viene quindi da pensare che nonostante le restrizioni dovute alla pandemia il duo abbia avuto modo di mantenere una certa continuità.

Come ha impattato la pandemia e le conseguenti restrizioni sul vostro lavoro?

“Il confinamento, un po’ come per tutti, è stato frustrante. Non abbiamo potuto né esibirci né soprattutto esercitati insieme. Questo ha interrotto la costanza e l’equilibrio necessari al duo e e ci ha rallentato. Ma quello che è mancato di più è stato condividere insieme la musica ed i suoi momenti. Infatti, quando finalmente abbiamo potuto tornare insieme è stata una grande emozione. Un momento di forte intensità in cui ci siamo sentiti più completi’’.

Passiamo ad una questione più generale: perché scegliere di suonare musica classica oggi?

“Se si suonasse e si ascoltassero soltanto i generi più in voga oggi si perderebbero le radici con ciò che c'è stato prima – afferma Emma – studiare la classica oggi significa quindi, per me, andare alla ricerca di una radice attraverso delle armonie 'diverse'. Inoltre, suonare all'interno del mondo orchestrale è un'esperienza affascinante e totalmente diversa rispetto a quella di esibirsi con un gruppo musicale contemporaneo, con cui, per altro, mi è anche capitato di suonare. Suonando musica dei secoli scorsi è come si mi proiettassi interamente in quell'epoca. E’ una magia calarsi in quell'atmosfera che si ricrea. È un'emozione indescrivibile. La classica mi ha stregato ed allo stesso tempo mi ha completato’’.

“Il concetto di 'musica classica' è un po' strano a mio avviso – aggiunge Giulio – è una definizione arbitraria e come tale è difficile distinguerne con precisione i confini. Sono invece piuttosto convinto che esista una certa continuità tra la musica che definiamo 'classica' e quella 'leggera'. Sono dell'idea che ci sia dell'ottima musica 'leggera' che non abbia niente da invidiare alle grandi composizioni dei secoli scorsi.

Quali difficoltà incontra un giovane musicista di classica oggi e quali spazi può ancora conquistarsi questo genere?

“La difficoltà principale è suscitare l'interesse del pubblico più giovane. Nonostante la preponderante moda della musica commerciale va però constato che in molti dei nostri coetanei c'è una certa passione a questo genere. E vedere che comunque c'è chi frequenta con regolarità teatri o le sale da musica è rincuorante. Dal lato di chi suona, invece, un musicista di classica deve essere aperto a ricevere stimoli dai nuovi generi pur nella consapevolezza che un brano di classica richiede un’attenzione ed una concentrazione di gran lunga maggiori".

 

 

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