Giovedì, 17 Luglio 2014 02:00

Intervista esclusiva a Bobo Rondelli, l'artigiano di storie

Un momento del concerto Un momento del concerto Foto di Alessandro Vivarelli

di Ilaria Lumini

Serravalle Pistoiese - E’ tornato sul palco centrale di Cgil incontri mercoledì sera, il geniale e sconsiderato cantautore Bobo Rondelli. Nato e cresciuto a Livorno, le sue canzoni sono caratterizzate dall’onnipresente ironia combaciante perfettamente con una sottile vena malinconica. Lo abbiamo incontrato prima dell’esibizione, nei suoi camerini.

La rivoluzione di Livorno con il M5s, come sta cambiando la tua città

A Livorno ci voleva. Il sindaco è giovane e ha voglia di fare cambiamenti. Poi non ho altro da dire, questa politica non mi piace, i partiti non mi piacciono. L’unico politico che mi piace non è un “partitico” e si chiama Maurizio Landini.

Il tuo rapporto con i social network e con il web
E’ fastidioso. Sei sempre rintracciabile. Sali sul palco e ti vien voglia di essere te stesso, ma poi pensi che c’è il rischio di andare su youtube e allora ti autocontrolli. Un tempo c’era più libertà. Se a fine concerto volevo togliermi i vestiti per scherzare con il pubblico, ero libero di farlo. Adesso non più, è una censura continua. Un’azione spiritosa viene interpretata come offensiva. Mi ricordo il concerto di Pisa, qualche anno fa, con mille persone. Un bellissimo concerto. I giornali non parlarono del concerto ma solo di come Bobo Rondelli si era tolto i vestiti sul palco. Volevo divertire i miei fan, io sono così, un burlone matto. Ma la libertà di essere te stesso ha un prezzo. Finisci sui giornali, su internet, e tua figlia piange. Non voglio far piangere mia figlia.

Sei rimasto uno degli ultimi cantautori italiani. Cosa cerchi nelle tue canzoni
Cerco più ilarità, più demenzialità. L’importante è che mi diverta cantando, troppa fatica fare il triste se non lo sei. Quando canti una canzone, interpreti, fermi il tempo di chi ti ascolta e questo ti riesce se la musica che hai accanto è buona. Io ho la fortuna di avere un gruppo bravo, che mi supporta. Sono ben protetto dai miei musicisti.

Le tue canzoni raccontano storie. E’ ancora possibile raccontare, in un mondo proiettato sempre sul domani
E’ difficile trovare il modo di farsi ascoltare. Siamo tutti figli del telecomando e della parabola. Si tende alla superficialità. Si parte da un senso di inutile, perché mai approfondire? Sono un artigiano di storie. Lavoro nel campo dell’inutile perché sono io il primo degli inutili.

Fermi il tempo con le tue canzoni mentre nel mondo di oggi c’è una continua ricerca di qualcosa
Bisogna cominciare noi stessi a trovare il gusto delle semplici cose. Lo sperare e lo stare insieme. Cambiare il modo di sognarsi la vita. Il possesso delle cose è illusorio e non ha fine. E’ insaziabile e lo diceva anche Leopardi. Tutte le energie vengono adoperate per riuscire ad avere ciò che hanno gli altri. L ’omologazione non è una conquista e non ci basta lo stipendio per vestirci tutti uguali.

Infine, la musica. Qual è il tuo rapporto con la musica
La musica è un malattia. Non un dono. Più dolori hai sul palco e più imbastisci uno show. Fare musica è come portare una croce senza autorizzazione divina. Ma cerco di farlo con leggerezza perche non è più il tempo dei poeti.

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