Lunedì, 08 Gennaio 2018 17:28

Prato, al Metastasio "I giganti della montagna" con Roberto Latini

Una scena dello spettacolo (foto di Simone Cecchetti) Una scena dello spettacolo (foto di Simone Cecchetti)

Prato - Da giovedì 11 a domenica 14 gennaio al Teatro Metastasio il vincitore del “Premio Ubu 2017” come miglior attore Roberto Latini porta in scena l'ultimo dei capolavori pirandelliani, “I giganti della montagna”.

Lo spettacolo si terrà nei giorni feriali alle ore 20.45, il sabato alle ore 19.30 e la domenica alle ore 16.30.

Se nella stesura originale, incompiuta perché interrotta dalla morte dell’autore, I giganti della montagna è una evocativa riflessione sul rapporto strettissimo tra vita e arte, realtà e teatro, persona e personaggio, attore e pubblico, nella rivisitazione di Latini è un'affascinante e struggente allegoria della forza dell'immaginazione dal carattere onirico.

La scelta di Latini (che con questo spettacolo ha vinto il Premio della Critica 2015) è infatti quella di farsi carico di tutti i personaggi e di trasformare la vicenda della scalcagnata compagnia teatrale guidata dalla contessa Ilse in una partitura per unica voce, coronata dalla musica di Gianluca Misiti (Premio Ubu 2015), inscritta in una scenografia crepuscolare e misteriosa realizzata da Silvano Santinelli, sovrastata da video proiezioni di Barbara Weigel e immersa nei giochi di luci di Max Mugnai.

Tutto ciò per associare l’incompiutezza dell’opera all’indefinito di una scena che esalta il movimento interno al testo fino a portarlo sul ciglio di un finale sospeso tra il senso e l’impossibilità della sua rappresentazione. Dopo le messe in scene di grandi registi e attori del nostro Teatro recente e contemporaneo, il testo di Pirandello viene infatti ridotto a brandelli e ripetuto da un attore che è corpo-voce, uno e tanti contemporaneamente grazie all’uso di microfoni, e la scenografia diventa una parziale scrittura proiettata sul fondo.

Latini approda così a un risultato che travalica il piano estetico della ricerca sulla voce o sulla phoné, per donare ogni evidenza e ogni protagonismo alla parola: annullate le dinamiche dialogiche, scardinate le convenzioni drammatiche, la parola pirandelliana acquisisce la potenza di un poema sapienziale che conduce forse a massima resa il portato espressivo di questo testo, investito di una profonda coscienza critica, poco rappresentato, scomodo sin dal suo apparire, complesso da allestire per la concettualità che richiede.

“Il nostro è uno spettacolo che ha la speranza di stare nelle parole di Pirandello prima che nella trama e nei personaggi” spiega Latini. “È un lavoro collettivo, anche se sono da solo in scena. Voglio rimanere il più possibile nell’indefinito, accogliere il movimento interno al testo e portarlo sul ciglio di un finale sospeso tra il senso e l’impossibilità della sua rappresentazione”.

 

 

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