Venerdì, 06 Aprile 2018 15:03

Teatro, danza e una fiaba per bambini: al Bolognini in scena "Diario di un brutto anatroccolo"

Una scena dello spettacolo (foto di Eliana Manca) Una scena dello spettacolo (foto di Eliana Manca)

Pistoia - Un anatroccolo oltre Andersen che usa la fiaba come pretesto per raccontare una sorta di diario di un piccolo cigno, creduto anatroccolo.

Un piccolo cigno che attraversa varie tappe della vita come quelle raccontate nella storia originale e compie un vero viaggio di formazione alla ricerca di se stesso, del proprio posto nel mondo e alla scoperta della diversità come elemento qualificante e prezioso.

Si sviluppa così, giocando con leggerenza e creatività, "Diario di un brutto anatroccolo", scritto e diretto da Tonio De Nitto, che Factory Compagnia Transadriatica e Tir Danza portano al Piccolo Teatro Mauro Bolognini di Pistoia, a conclusione della rassegna "Piccolo Sipario" (domenica 8 aprile, ore 16,30 e, in replica per le scuole, lunedì 9, ore 10), promossa da Associazione Teatrale Pistoiese e Comune di Pistoia.

"Diario di un brutto anatroccolo" coniuga diversi linguaggi, come il teatro e la danza a partire dal classico per l’infanzia di Andersen. Uno spettacolo attraverso il quale Factory, dopo una Cenerentola lontana dagli stereotipi e la Caterina protagonista scomoda e non allineata de La bisbetica domata di Shakespeare, continua l’indagine sul tema della diversità/identità e dell’integrazione attraverso un linguaggio semplice ed evocativo.

Ogni singola situazione della fiaba è evocata attraverso le musiche originali composte da Paolo Coletta che reinterpreta Tchaikovsky, assieme alla collaborazione al movimento coreografico di Annamaria De Filippi, alle luci di Davide Arsenio, ai costumi di Lapi Lou e alle scene di Roberta Dori Puddu. In scena Ilaria Carlucci, Luca Pastore, Fabio Tinella e, al suo debutto sul palcoscenico, Francesca De Pasquale.

La nascita e il rifiuto da parte della famiglia, la scuola e il bullismo, il mondo del lavoro, l’amore che nasce improvvisamente e rapidamente può scomparire anche per cause esterne non riconducibili a noi, la caccia e poi la guerra come orrore inspiegabile agli occhi di chiunque, sono le tappe di un mondo ostile, forse, ma che resterà tale solo sino a quando il nostro “anatroccolo” non sarà in grado di guardarsi negli occhi e accettarsi così come è: proprio come accade al piccolo anatroccolo della fiaba di Andersen che specchiandosi nel lago scopre la propria vera identità. Non bisogna nascondere le cicatrici accumulate nella vita, perché possono e devono invece diventare il nostro tesoro.

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