Giovedì, 27 Settembre 2018 15:35

Pistoia, la tragedia "Antigone" in scena al Centro Pallavicini

Una scena dello spettacolo Una scena dello spettacolo

Pistoia – Uno dei classici della tragedia ateniese in scena a Pistoia.

Mercoledì 3 ottobre alle ore 20 la compagnia teatrale massese “Classex&Co”, costituita da alunni ed ex alunni del Liceo Classico Pellegrino Rossi di Massa, metterà in scena la tragedia “Antigone” di Sofocle con la regia di Gennaro Di Leo, presso il Centro Pallavicini di Pistoia.

La compagnia si è già esibita per la prima al Teatro Accademico di Bagni di Lucca (LU) e per successive repliche al Teatro Greco di Palazzolo Acreide, al Castello Malaspina di Massa per tre serate, nelle cave di marmo di Carrara, al Castello del Piagnaro di Pontremoli e da ultimo nell'area archeologica di Luni (SP) in occasione delle Giornate Europee del Patrimonio. Infine, si esibirà quindi nella città Capitale della Cultura 2017, adottando come scenario un luogo alternativo al teatro e non meno suggestivo degli spazi del Centro Pallavicini, tra le opere della Fondazione. 

Il Professor Di Leo, docente di lettere, regista teatrale e scrittore, ha opportunamente adattato la sceneggiatura del dramma. Il compositore e sound designer massese Giuseppe Joh Capozzolo, già autore di importanti colonne sonore per sceneggiature di calibro internazionale, si è occupato della musica; le costumiste Claudia Paula Luccini e Micol Baldini hanno confezionato a mano e su misura gli abiti, coadiuvate da Sonia Soffredini, Caterina Bertilorenzi ed Emma Bigarani. L’intero staff è costituito da appassionati ed esperti che grazie alla loro passione e alle loro competenze permettono la realizzazione di lavori di grande professionalità. Quest’anno si è unito un importante artista carrarese, Francesco Siani, il quale ha costruito un’immensa statua in marmo bianco di Carrara (alta quasi cinque metri) raffigurante la protagonista Antigone, murata viva in una cava e quindi marmificata.

Il re Creonte decide di condannare Polinice, fratello di Antigone, a non essere seppellito nella città di Tebe a causa del suo tradimento. Antigone decide così di seppellire lei stessa il fratello, ignorando le suppliche della sorella Ismene rispettosa dell’autorità e spaventata dalle possibili conseguenze. Antigone, incapace di disubbidire alle leggi del cuore, al legame di sangue e alla propria pietà religiosa, viene scoperta e condannata dal re Creonte ad essere murata viva. Per questo si uccidono il fidanzato, figlio di Creonte, e la moglie di quest’ultimo, incapaci di sopravvivere a tanta crudeltà. Antigone è, quindi, un’opera estremamente moderna, nella quale si contrappongono la ragion di Stato e la legge del cuore.

La giovane decide di disubbidire alle leggi del suo re in nome di una giustizia eterna, che riconosca la priorità della coscienza e la libertà individuale dinanzi alle ragioni dell’autorità. Questo dramma illustra il conflitto tra autorità e potere, ponendo l’eterno problema della legittimità del diritto positivo.

È lecito disobbedire alle leggi dello Stato in nome delle leggi morali? Lo scontro tra la legge e il diritto è presentato in questa tragedia dalla lacerante opposizione tra Creonte, che impersonifica la ragione di Stato, e Antigone, che rispondendo alle ragioni del cuore proclama i diritti dell’amore in difesa della giustizia negata, di un’etica non codificata, espressa da leggi non scritte, che nessun decreto umano può cancellare. La sua vicenda ritorna come allusiva, rivissuta a difendere la libertà dell’uomo, l’autonomia di giudizio, l’inalienabilità dei diritti.

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