Sabato, 01 Dicembre 2018 15:39

La magia dei burattini a teatro: al Bolognini arrivano i "Pupi di Stac"

I burattini de "La bella e la bestia" I burattini de "La bella e la bestia"

Pistoia - Nuovo appuntamento per le famiglie con "Piccolo Sipario", la rassegna di teatro per l'infanzia promossa dall'ATP.

Domenica 2 dicembre (ore 16,30), al Piccolo Teatro Bolognini ad incantare il pubblico di grandi e piccini sarà la ‘storica’ compagnia fiorentina di burattini, Pupi di Stac, che cede ancora alla tentazione di interpretare una fiaba celebre, “La bella e la bestia” (fascia d’età: 3/10 anni), ovviamente riletta nel loro stile e condita di ironia e classiche situazioni burattinesche.

Una versione, comunque, molto aderente alla storia più conosciuta, per la quale è stata stata tenuta presente anche la toscanissima fiaba Bellinda e il Mostro.

Lo spettacolo sarà replicato per le scuole al Bolognini, lunedì 3 (ore 10); martedì 4 (ore 10) sarà in scena al Teatro Yves Montand in collaborazione con il Comune di Monsummano Terme.

Enrico Spinelli firma le musiche e il testo, diretto da Pietro Venè, con i burattini originali di Laura Landi, vestiti dai costumi di Cristina Bacci e inseriti nelle belle scenografie di Enrico Guerrini; Beatrice Carlucci ha, invece, curato l’adattamento dei personaggi.

La Compagnia Pupi di Stac fu creata da Carlo Staccioli (1915-1971), a Firenze nel 1946. Affiancato dapprima da molti validi collaboratori, fra cui lo stesso Paolo Poli, “Stac” realizzò con Laura Poli, in compagnia dal 1958, un sodalizio artistico che affinò una linea teatrale inconfondibile. Alla morte del fondatore, Laura Poli coadiuvata dal figlio Enrico proseguì l’attività basando il proprio teatro sulla ricerca, raccolta ed elaborazione di antiche fiabe popolari toscane, molte delle quali tuttora in repertorio. Tutti gli spettacoli sono recitati e cantati dal vivo, con musiche di scena registrate. I pupi, di legno intagliato, sono alti circa 60 centimetri ed hanno, unici nella tradizione italiana, figura intera.

Sono, insomma, “marionette senza fili” animate dal basso o, se si preferisce, “burattini con le gambe” come il loro fratello più famoso: Pinocchio. Le baracche, veri teatrini in miniatura con sipari, quinte e fondali, hanno due piani scenici: il palcoscenico dove i burattini possono camminare ed un livello superiore dove appaiono nel modo più tradizionale. Il dialogo con il pubblico ed il ritmo teatrale assai serrato sono alla base della vivacità e dell’imprevedibilità della narrazione: tutti, dai bimbi più piccoli agli adulti, assistono incantati e partecipi dall’inizio della vicenda fino all’immancabile lieto fine.

La storia è presentata dalla Strega in persona che narra un fatto accadutole. Il mercante Arturo, vedovo, ha tre figlie: le due grandi pensano ai vestiti ed alle feste, la più giovane, Belinda, gentile e affettuosa, manda avanti la casa. Gli affari conducono Arturo, con il fido e simpatico servitore Berto, al porto di Livorno. Le sorelle chiedono al padre di tornare con doni costosi, Belinda si contenta di una rosa. Tornato a casa il padre ha dimenticato la rosa ed entra in un giardino disabitato per cercarne una. Un orribile Mostro gli appare e in cambio del fiore rubato chiede la figlia in sposa. Belinda, rassegnata al proprio destino, va dal Mostro e ne accetta la compagnia senza repulsione; in virtù di questo la Bestia diviene un bellissimo principe che le racconta di essere stato incantato da una strega senza un vero perché. Ecco la strega che spiega di essersi sbagliata; voleva punire Arturo che non accettava di sposarla ma aveva diretto l’incantesimo verso il Principe, nella casa accanto. Il lieto fine, con l’intervento di Berto e l’immancabile bastone, vedrà trionfare l’amore e la giustizia.

 

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