Sabato, 08 Novembre 2014 01:00

Prato. Al Fabbricone debutta il "Quai ouest" di Koltès

Un momento dello spettacolo Un momento dello spettacolo (foto di Luca Manfrini)

Prato - Dopo il debutto dello scorso luglio al 57⁰ Festival dei Due Mondi di Spoleto, arriva al Teatro Metastasio di Prato “Quai ouest - Approdo di ponente” di Bernard Marie Koltès con la regia di Paolo Magelli, debutterà in prima nazionale, da venerdì 11 a domenica 13 luglio.

Si tratta di un testo giovanile di Koltès, quasi mai rappresentato in Italia, un racconto ambientato nel regno dell'abbandono, in un quartiere deflorato, territorio dell'illegalità, dove i personaggi si muovono senza più etica, senza moralità, rinnegando la famiglia, la giustizia, la vita. Portato in scena dagli attori della Compagnia Stabile del Teatro Metastasio, Valentina Banci, Francesco Borchi, Francesco Cortopassi, Fabio Mascagni, Elisa Cecilia Langone e Mauro Malinverno , questa volta affiancati da due grandi interpreti della scena italiana come Alvia Reale e Paolo Graziosi, lo spettacolo è incorniciato nelle scene di Lorenzo Banci e contiene musiche originali di Arturo Annecchino.


Sul lavoro afferma Paolo Magelli ‘ "Mi pare sia stato Walter Benjamin in una discussione a Monaco di Baviera, quando ancora le nubi naziste parevano lontane, a dire ad un gruppo di giovani autori tedeschi e austriaci, in occasione di una riunione per il premio Büchner, che i grandi testi si possono raccontare in due minuti. Ebbene, Quai Ouest è un grande, graffiante, tragico affresco che annuncia inequivocabilmente la fine della nostra cultura e della nostra civiltà. Come tutte le grandi opere di critica questo testo fa violenza ai valori morali e politici sui quali è basata la nostra società, mettendo in discussione non solo la sopravvivenza della nostra cultura, ma quella dei nostri popoli. E lo fa in modo tragicomico, analizzandoci con la curiosità che ha il bambino quando scopre
per la prima volta il formicaio. Monique e Koch - una laica alla permanente rincorsa di se stessa, l'altro intellettuale cattolico amministratore di beni ecclesiastici che ha perduto insieme al senso del denaro anche la fede - sono due borghesi che si sono persi in una nuova ‘giungla della città’, una giungla situata sulla riva di un fiume vicino all'approdo di un fantomatico ferry dove resistono magazzini abbandonati attraversati da un'autostrada. Koch sa bene che questo è il luogo dove regnano i nuovi padroni. I protagonisti della subcultura suburbana che ormai tutti noi ben conosciamo. È in questo luogo che lui desidera essere ammazzato. Nel frattempo una famiglia di immigrati sudamericani, Rodolfe, Cécile, Charles e Claire, un giovane delinquente di belle speranze chiamato Fak, e una misteriosa creatura nera che tutti chiamano Abad, ci insegneranno con comica cattiveria chi siamo, dove stiamo andando e perché la nostra battaglia di sopravvivenza è definitivamente perduta. Koltès ha il coraggio di mettere sulla carta una struttura shakespeariana, ponendo, proprio come il grande maestro inglese, il monologo al centro della sua drammaturgia. Il risultato di questo lavoro è incredibile perché l'autore riesce a raggiungere vette di sublime poesia e, tradendo le manie della drammaturgia frammentaria a lui contemporanea e a noi ben nota, dimostra di conoscere la macchina teatrale come pochi altri. Per lui la forma è solo un mezzo e non un punto d'arrivo, come ci dimostrerà in altre opere, trasformandosi continuamente fino a ‘cambiarsi’ totalmente come, per esempio, in Roberto Zucco, la sua ultima opera’’.

Al Teatro Fabbricone da martedì 11/11 a martedì 2/12, (feriali ore 21, festivi ore 16, lunedì 17 e 24 riposo). Biglietti da 7 a 17 euro.

Articoli correlati (da tag)