Mercoledì, 13 Febbraio 2019 16:09

Tra amore e oscurità: i "Sonetti" di Shakespeare in scena al Fabbricone

Una scena dello spettacolo Una scena dello spettacolo

Prato – Valter Malosti e Fabrizio Sinisi portano in scena una versione italiana riadattata per il teatro dei “Sonetti” di Shakespeare.

Da giovedì 14 a domenica 17 febbraio al Teatro Fabbricone Malosti ricostruisce l’ordine shakespeariano dei “Sonetti” con suoni, danza e canzoni che definiscono in una nuova lingua e una nuova drammaturgia un complesso romanzo d’amore con quattro figure e una sola voce (orario spettacoli: feriali ore 20.45, sabato ore 19.30, domenica ore 16.30; biglietti da 8 a 26 euro).

Enigma filologico, impenetrabile documento, lettera d’amore a un destinatario sconosciuto, i “Sonetti” di Shakespeare diventano così a pieno titolo uno dei testi teatrali shakespeariani, forse l’unico monologo della sua teatrografia. E, nello spettacolo, una fra le più complesse e grandiose opere di poesia dell’età moderna diventa un altare sacrificale, un evento di grazia e furore, canto e lamento, beffa e bestemmia, che anticipa i grandi canzonieri d’amore del Novecento, da Auden a Pasolini, da Salinas a Testori.

In una scena nera, una sorta di mausoleo, quasi uno spazio mentale con delle teche aperte sul fondo dove compaiono William Shakespeare (Elena Serra), e due giovani amanti (Maurzio Camilli e Marcello Spinetta), Valter Malosti veste i panni dell’Io-narrante, un personaggio clownesco e sboccato, straziante e disperato, di allucinata modernità, che racconta l’amore squilibrato e straziante di un uomo maturo nei confronti di un bel giovane, l’ombra misteriosa e mai identificata dell’opera shakespeariana, un personaggio idealizzato e irrealizzabile, bellissimo e indifferente, simbolo di luce e grazia, unico baluardo di eternità contro l’incombere della morte.

All’apollineo numinoso del far young si contrappone, opposto e complementare, il buio della dark lady creata dalla danza della coreografa Michela Lucenti, il contrappasso nero di tutto ciò che il ragazzo rappresenta nella luce, specchio perverso e parte rimossa del Narratore, l’eros funereo, l’ossessione del corpo, la nevrosi mortuaria, il furore e la farsa, una figura di crudeltà cinica e umorale.

La dark lady è ciò che il Narratore non vuole essere e tuttavia non può fare a meno di essere: l’ombra infera che la luce del Ragazzo non annulla ma anzi allunga e distorce.

La potenza vocale e iconica di Malosti da voce all’esibizione di un io disperato e precario, disposto a dire tutto, a farsi povero e buffone, a divenire esso stesso spettacolo affermando il suo sentimento in un gesto plateale e spudorato: la poesia. È un uomo desiderante, consapevole del tempo che passa, della caducità del corpo, del tepore che svanisce di amplesso in amplesso. Le parole sono il suggello a questa lenta, inesorabile mancanza d’amore.

Lo spettacolo è vietato ai minori di 14 anni.

 

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