Lunedì, 18 Febbraio 2019 17:25

In scena al Metastasio "La bisbetica domata" di Shakespeare

Una scena dello spettacolo (foto Masiar Pasquali) Una scena dello spettacolo (foto Masiar Pasquali)

Prato - Il regista Andrea Chiodi, su traduzione e adattamento di Angela Demattè, presenta al Teatro Metastasio, da giovedì 21 a domenica 24 febbraio “La bisbetica domata”.

Una delle prime commedie di Shakespeare, la più contorta forse, certo la più discussa, ritenuta scorretta, misogina, in contrasto con i valori della nostra società, piena di atrocità e di strani rapporti, dove l’amore non è amore ma interesse e la finzione è ingrediente principale (orario spettacoli: feriali ore 20.45, sabato ore 19.30, domenica ore 16.30; biglietti da 8 a 26 euro).

La storia è quella di un gruppo di ricchi signori che, per far credere a un ubriacone di essere un gran signore e di aver vissuto in sogno la sua vita precedente, orchestra come una gelida farsa la vicenda della scontrosa Caterina, trasformata nella più docile delle spose da Petruccio, portata all’altare per la dote e poi ammaestrata secondo i suoi voleri.

Si tratta scenicamente di una struttura multipla, concepita per esaltare con il teatro nel teatro l’ambiguità di un racconto a più livelli, con un cast tutto al maschile come variazione sul tema elisabettiano del travestimento, tra cui spiccano Tindaro Granata nel ruolo di Caterina, Angelo Di Genio in quello del gaglioffo Petruccio, e ancora Ugo Fiore, Igor Horvat, Christian La Rosa, Walter Rizzuto, Rocco Schira e Massimiliano Zampetti.

La scena è una scatola vuota per una trama di luci e ombre dove corrono scale metalliche su ruote a disegnare spazi e movimenti che portando in primo piano il testo, i suoi ritmi tesi e i ‘doppi fondi’. La forza del testo di Shakespeare vive qui in uno spazio aperto che esalta l’equivoco di quel che è vero che si fa finzione e viceversa, e che utilizza il potere e la violenza della parola che impregna la microfisica della scrittura di ogni personaggio con giochi di parole, doppi sensi e volgarità raffinatamente travestite.

“Per mettere in scena questo autore – afferma Chiodi – per capirne i pensieri, non si può che appoggiarsi alle parole del testo, farle diventare vita e azione in palcoscenico. E come sono queste parole? Le parole finali di Caterina sono terribili. L’ordine che propone insopportabile. Eppure suscitano un fascino ambiguo. Star davanti alla società umana, che è vita e dilemma, che può precipitare nel caos, può essere molto problematico. Il genio di Shakespeare ci fa sentire la tentazione di un ordine assoluto, definitivo.

Il potere della parola coercitiva, anche se irragionevole. Petruccio, sempre con la parola, ci rende partecipi della sua soddisfazione. Ecco che Caterina cede, si sottomette. Impara a non compromettere più la parola con la vita, con le emozioni e i sentimenti. Impara ad usarla come arma, strumento di potere e coercizione. E così riporta l’ordine dentro una società che ha perso forza perché ha perso la sacralità della parola. Una donna, Caterina, che per avere un posto nella società si fa uomo, parla come un uomo di potere, con dolore si sottomette per diventare la regina della casa. È un’astuzia terribile e amara, piena di una finta rivalsa, la cui eco arriva fino ad oggi”.

La bisbetica domataMasiarPasquali 6

 

 

Articoli correlati (da tag)