Giovedì, 17 Ottobre 2019 18:35

In viaggio con Gli Omini verso la “vertigine polare”

Gli Omini alla presentazione della stagione teatrale e durante l'intervista di ReportCult (foto di Stefano Di Cecio) Gli Omini alla presentazione della stagione teatrale e durante l'intervista di ReportCult (foto di Stefano Di Cecio)

di Andrea Capecchi

Pistoia – Copritevi bene: si prevedono basse temperature, neve, slitte, foche e trichechi.

Dopo il successo del “Progetto T” e dell'indagine artistica e antropologica sui passeggeri della Ferrovia Porrettana, la compagnia teatrale de Gli Omini – Francesco Rotelli, Giulia Zacchini e Luca Zacchini – torna in scena con una nuova trilogia, dal curioso titolo “Circolo Popolare Artico”, per condurre gli spettatori in un nuovo viaggio, tra il comico e il drammatico, tra l'assurdo e il grottesco, tra i ghiacci del Grande Nord e le tende degli Inuit. Il primo episodio, “Prove di resistenza”, andrà in scena questo fine settimana, nei giorni di venerdì 18, sabato 19 e domenica 20 ottobre al Funaro di Pistoia.

Grazie alla fortuita presenza di un traduttore dalla lingua inuit a quella italiana, abbiamo potuto intervistare Gli Omini in vista del debutto assoluto di questo nuovo, interessante progetto artistico.

Dopo l'umanità dei treni e delle stazioni della Porrettana, il mondo quasi sconosciuto dell'Artico. Da dove nasce l'idea di tornare a teatro con “tre episodi di vertigine polare”?

L'idea di dare vita al “nostro” Circolo Popolare Artico ci è venuta dalla lettura dei racconti dello scrittore e antropologo danese Jorn Riel, che per quasi vent'anni ha vissuto in Groenlandia, una delle terre più remote e disabitato del pianeta, e da questa esperienza ha scritto quelle che lui amava definire “storie inventate che possono essere vere e storie vere che possono essere inventate”. Ci siamo appassionati a questi brevi racconti, che descrivono una società umana regolata da leggi non scritte ma ben definite, diverse dalle nostre, nella continua sfida tra l'uomo e un ambiente naturale ostile.

E la vertigine?

Con questo termine Riel indica non solo uno stato di depressione dovuto all'infinita notte artica, ma anche la necessità di condividere storie e racconti con quelle poche persone che si trovavano lì con lui. Per questo, già durante il soggiorno in Groenlandia, inizia a comporre quella che alla fine diventerà una vera e propria saga di racconti, con protagonisti uomini che vivono a molte miglia di distanza, e che per incontrarsi devono viaggiare in un mondo popolato da ghiacci, cani da slitta, iceberg, foche e trichechi. Con la “trilogia” che portiamo a teatro abbiano voluto rispettare la natura episodica di questi racconti.

Cosa significa “portare a teatro” queste storie?

Nei racconti di Riel abbiamo trovato molti spunti e molte cose che già ci appartenevano e che fanno parte del nostro teatro, come i personaggi bizzarri e i fatti assurdi e grotteschi che accadono loro. Narriamo al pubblico alcuni racconti, altri li interpretiamo, ma sempre prendendoci la libertà di entrare e uscire dalle storie, per mettere in risalto la natura particolare e insolita dei personaggi.

Personaggi che danno vita a un... circolo popolare artico.

È un gioco di parole, ma che rende bene l'idea del nostro progetto artistico, volto anche a una piccola indagine antropologica, come avvenuto con la Porrettana. Ci è piaciuto scoprire questi personaggi e questo tipo di società posta ai margini del mondo, che abbiamo deciso di ricreare e di portare a conoscenza del pubblico attraverso la fondazione di un “circolo” con presidente e soci, e con le stesse leggi e le stesse regole della società dell'Artico.

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Ci descrivete un mondo lontano e diverso, eppure c'è sicuramente qualcosa in comune con la nostra società. A quale conclusione vi ha condotti la ricerca sull'umanità che popola l'Artico?

Ci siamo accorti che anche ai confini del mondo esistono dei tipi umani molto simili a quelli che noi andavamo ricercando con il “lanternino” nella tratta ferroviaria tra Pistoia e Bologna. Da questo punto di vista la Groenlandia è molto più vicina a noi di quanto si pensi. In passato abbiamo portato in scena e messo a nudo un'umanità “minore”, fatta soprattutto di emarginati; adesso, con questo nuovo progetto, ci focalizziamo sempre su personaggi particolari e bizzarri, con le loro stranezze e le loro piccole follie, ma vogliamo prestare una maggiore attenzione alla “filosofia di vita” di cui essi sono portatori, e che ci possono insegnare.

La vostra trilogia inizia questo fine settimana con il primo episodio, “Prove di resistenza”. Per entrare nel vostro circolo dobbiamo temprarci al duro clima dell'Artico?

No, per il momento non sono previste prove di resistenza fisica! Certo, per le popolazioni Inuit che vivono a quelle latitudini, la resistenza al freddo e alle privazioni è un elemento fondamentale per la sopravvivenza. Così come la sopportazione del dolore, la flessibilità e la capacità di adattarsi alle varie situazioni che la natura gli pone di fronte ogni giorno. Ma “resistere” all'Artico non significa solo questo, almeno per noi: vuol dire anche ascoltare e raccontare storie, per restare insieme, per dare vita a una comunità, per vincere la noia e la solitudine. In una parola, per sopravvivere. Per questo il nostro circolo popolare apre i battenti: siete tutti invitati, previo tesseramento!

 

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