Mercoledì, 27 Novembre 2019 15:34

Al Manzoni in scena "L'onore perduto di Katharina Blum"

Una scena dello spettacolo (foto di Simone Di Luca) Una scena dello spettacolo (foto di Simone Di Luca)

Pistoia - Il Teatro Manzoni di Pistoia ospita dal 29 novembre al 1 dicembre (feriali ore 21, festivo ore 16) “L’onore perduto di Katharina Blum”.

Tratto dal romanzo dello scrittore tedesco Heinrich Böll (Premio Nobel nel 1972), nell'adattamento di Letizia Russo, nuovissima produzione del Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia, con Teatro Stabile di Napoli – Teatro Nazionale e Teatro Stabile di Catania.

“Portare in scena un romanzo – commenta il regista Franco Però – implica di poter contare su interpreti che incarnino appieno i diversi personaggi concepiti sulla pagina dall’autore”. Franco Però dirige qui gli attori di riferimento del Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia (Emanuele Fortunati, Ester Galazzi, Riccardo Maranzana, Francesco Migliaccio, Jacopo Morra, Maria Grazia Plos): ad essi per l’occasione si aggiungono, nel ruolo di Katharina, Elena Radonicich (applaudita di recente nella popolare fiction La Porta Rossa, oltre che sul grande schermo) e Peppino Mazzotta che il grande pubblico ha ammirato nel personaggio di Fazio ne Il commissario Montalbano ma che è soprattutto un bravissimo attore di teatro, già protagonista nel 2002 di Tomba d Cani di Letizia Russo, primo spettacolo interamente prodotto dall'Associazione Teatrale Pistoiese. Scene, costumi e luci sono firmate, rispettivamente, da Domenico Franchi, Andrea Viotti e Pasquale Mari.

Per il ciclo “Il Teatro si racconta” la compagnia incontra il pubblico sabato 30 novembre (ore 17,30) a Palazzo Fabroni – Museo del Novecento e del Contemporaneo; introduce Gabriele Rizza, giornalista e critico di teatro (ingresso libero fino ad esaurimento posti).

L’irreprensibile e prüde segretaria Katharina Blum incontra ad un ballo di carnevale Ludwig Götten, un piccolo criminale, sospetto terrorista. Trascorre la notte con lui e l’indomani, non del tutto consapevole della situazione, ne facilita la fuga. Katharina viene brutalmente interrogata dalla polizia con la quale collabora solo in parte. Nel frattempo la stampa scandalistica, attraverso lo spietato giornalista Werner Tötges, violando ripetutamente la privacy di Katharina e manipolando le informazioni raccolte, ne fa prima una complice del bandito e poi una vera e propria estremista. A questo punto la vita di Katharina viene sconvolta: riceve minacce e offese, i suoi conoscenti vengono emarginati, il suo onore viene definitivamente compromesso. La polizia e lo Stato non la tutelano attivamente. Dapprima disperata, poi lucida nel suo isolamento, Katharina Blum si vendica uccidendo il giornalista Tötges, e si costituisce alla polizia.

Il tema è drammatico, ma la struttura costruita da Böll è lieve, piena di simpatia per il personaggio, ed ironica. Lo scrittore, con straordinaria abilità, per tutto il racconto, non fa che parodiare il linguaggio della stampa scandalistica, con i suoi luoghi comuni, le moralizzazioni spicciole, le espressioni alla moda, la sua piattezza intrinseca.

La forma del romanzo è quella del giallo: ma dove si parte dall’atto già avvenuto, andando avanti e a ritroso, permettendoci così di vedere quell’incubo mediatico che avvolge la protagonista, con le sue menzogne che ne distruggono le relazioni sociali ed intime, portandola al gesto estremo. Nonostante siano trascorsi più di quarant’anni dall’uscita del romanzo, si rimane colpiti dall’attualità di alcune problematiche emerse nel secondo dopoguerra e sviscerate da Böll nei primi anni ’70: tra queste vi sono senza dubbio quelle riguardanti l’uso dei mezzi di comunicazione di massa e le forme di violenza intrinseche al linguaggio mediatico.

 

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