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Lunedì, 03 Febbraio 2020 18:10

"La tempesta" nella rilettura di De Fusco in scena al Metastasio

Una scena dello spettacolo. Una scena dello spettacolo.

Prato - Da giovedì 6 a domenica 9 febbraio al Teatro Metastasio Luca De Fusco porta in scena la sua versione de "La tempesta" di Shakespeare.

Orario spettacoli: ore 20.45 feriali, 19.30 sabato, 16.30 domenica. Biglietti da 15 a 28 euro.

Il regista campano rilegge il dramma shakespeariano seguendo la chiave del filosofo e critico letterario francese Renè Girard: nel suo saggio intitolato “Shakespeare: il teatro dell’invidia”, Girard sostiene che tutta la trama de La Tempesta sia frutto della mente del mago Prospero. Una tempesta interiore dunque, una burrasca onirica, un tumulto dell’anima che il regista sceglie di ambientare fra le pareti di una gigantesca biblioteca, luogo di per sé magico, “isola” di pace popolata da tanti personaggi misteriosi e affascinanti. Da questa fortezza di carta Prospero, che in scena vivrà con la voce possente e l’interpretazione di Eros Pagni, tesse con la fantasia creatrice del demiurgo le trame dell’intera vicenda mentre a Gaia Aprea è affidato il duplice ruolo di Ariel, lo spirito dell’aria e Calibano,lo schiavo deforme figlio di una strega.

Prospero, spodestato dal ducato di Milano, dopo essere naufragato su un’isola deserta dove ha vissuto per dodici anni con la figlia Miranda, il selvaggio Calibano e lo spirito Ariel, dà fondo ai suoi incantesimi per vendicarsi del re di Napoli e del fratello Antonio, colpevoli di avergli usurpato il titolo.

Il regista napoletano trasforma tutto ciò (complice l’uso delle tecnologie e di proiezioni) in un addio al Novecento spodestato dal terzo millennio che ne nega i valori fondativi.

Come ci spiega lo stesso De Fusco – “La tempesta è un commiato. Commiato di un intellettuale dal suo mondo, non da isole deserte, animali esotici e mari tempestosi. Il mondo di un intellettuale è semplicemente la sua biblioteca. Dentro di essa si agitano i fantasmi della sua vita ed egli può vendicarsi su di loro semplicemente immaginandoli e alla fine immaginando di perdonarli. Lo stesso meccanismo interiore accade per Ariel e Calibano che nella nostra visione ispirata alla lettura del grande antropologo René Girard, sono due parti della personalità di Prospero. Tutto insomma avviene nella testa di Prospero, che si specchia nelle diverse sfaccettature della sua personalità e che dopo questo grande, ultimo sforzo immaginativo, depone le armi dei suoi viaggi fantastici e torna ad essere un normale, malinconico vecchio che dedicherà buona parte del tempo che gli resta da vivere al pensiero della morte. In epoca di transizioni la nostra Tempesta non può non raccontare anche tutto il disorientamento del nostro tempo con le fondamenta della cultura occidentale che franano senza che si vedano nuove colonne a sostenere nuovi edifici. Quando la biblioteca di Prospero affonda nell’acqua nel finale è anche tutta la nostra cultura che affonda con essa.”

Così, la dolorosa e malinconica figurazione dell’addio d’un uomo alla sua arte, ai suoi sogni, alla sua vita, diventa appassionato e tormentoso commiato ad un’intera civiltà, alla sua cultura, alla bellezza incommensurabile che ha saputo esprimere, alle amare e infelici bassezze del male che è riuscita a manifestare.

Ad affiancare sulla scena Eros Pagni e Gaia Aprea, un nutrito cast di attori: Alessandro Balletta, Silvia Biancalana, Paolo Cresta, Gennaro Di Biase, Gianluca Musiu, Alessandra Pacifico Griffini, Alfonso Postiglione, Carlo Sciaccaluga, Francesco Scolaro, Paolo Serra, Enzo Turrin

 

 

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