Domenica, 23 Febbraio 2020 14:05

“Le signorine”: un dramma familiare frizzante, ironico e grottesco

Una scena dello spettacolo Una scena dello spettacolo

di Andrea Capecchi

Pistoia – Una commedia tutta al femminile dal sapore agrodolce, dove un dramma familiare si consuma tra scambi di accuse e ironia tagliente.

Le bravissime Isa Danieli e Giuliana De Sio hanno portato in scena al Teatro Manzoni la commedia “Le signorine”, gustoso e godibile ritratto dei conflitti familiari tra due zitelle di una certa età, con risvolti a tratti amari e con alcuni spunti che fanno riflettere il pubblico, in particolare sui diversi modi di vivere la vita e vedere il mondo dopo che si è superata una certa soglia anagrafica.

In una Napoli contemporanea le sorelle Rosaria e Addolorata conducono un’esistenza grigia, monotona, ripetitiva, dove le giornate sono scandite solo dalle attività domestiche e dal lavoro nella merceria di famiglia. Una vita quasi eremitica, senza divertimenti, svaghi, distrazioni, in una casa che è lo specchio perfetto della loro immobilità: una casa rimasta ferma a qualche decennio addietro, senza elettrodomestici, senza una televisione decente, con poche luci e con il riscaldamento che d’inverno è sempre spento.

Perché le due zitelle si costringono a una vita da recluse, simile a quella degli eremiti? Eppure non vivono in povertà: sebbene gli affari non vadano più a gonfie vele come un tempo, la loro condizione non è disprezzabile, e in banca custodiscono un buon gruzzolo che potrebbe farle comodo e migliorare di molto la loro vita. “Ma tu non sai nulla di come funziona il mondo, di quanto costa la roba, di quanti sacrifici bisogna fare per risparmiare” rinfaccia spesso Rosaria, la burbera sorella maggiore, alla più giovane Addolorata, che sembra vivere in un mondo tutto suo, fatto di televendite e maghi in tv, e pare portata inevitabilmente a “spendere e spandere” i soldi di famiglia per soddisfare i suoi “vizi” – o, almeno, così sono visti da Rosaria.

Due sorelle così simili ma così diverse di carattere, condizione ideale per una situazione che presto diventa esplosiva: fin dalla prima scena emerge, tra battute sarcastiche e “frecciatine” reciproche, lo scontro tra due personaggi che sono anche simboli di un modo di vedere il mondo e la vita.

Da un lato l’avara Rosalia, simbolo della conservazione, dell’attaccamento al passato, della pretesa di conoscere il mondo – ma solo attraverso le notizie dei telegiornali – e del culto della “roba” di verghiana memoria: non si concede nulla, non ha una visione del futuro, quando va al mercato sta sempre attenta a “fiutare l’affare” per risparmiare qualche centesimo sull’acquisto di frutta e verdura (ovviamente di pessima qualità!).

Dall’altro la frizzante Addolorata, non ancora rassegnata a essere “sepolta viva” in quella tomba rappresentata dalla loro casa, che sogna qualche comodità, un televisore nuovo, uscire una sera al cinema, andare a fare un viaggio: desideri impossibili e inauditi agli occhi della sorella, eppure Addolorata si chiede quanto ancora avrà da vivere, e se avrà ancora tempo per godersi la vita e per conoscere l’amore di un uomo – sentimento fino a quel punto completamente estraneo alla loro vita.

L’inaspettato invito delle sorelle al matrimonio del cugino Antonino accende la miccia e scatena le aspirazioni di Addolorata: finalmente l’occasione giusta per comprarsi un vestito e delle scarpe nuove – via di dosso quel nero triste e orribile, che sa di funerale! – per divertirsi, per farsi vedere in società, per fare nuove conoscenze, per rompere la ripetitiva monotonia della casa. Ma Rosaria non è dello stesso avviso: la sua idea è quella di una partecipazione “al risparmio”, riciclando i vecchi vestiti, facendo un regalo economico e andando a piedi alla cerimonia “perché il taxi costa troppo”. Nella visione economica e conservatrice di Rosalia non trova spazio nemmeno il sogno della sorella di potersi, almeno per una volta, farsi ammirare in un evento mondano: “alla nostra età!” risponde acre, “e ricordati che noi non siamo signore, siamo signorine!”.

Ma il destino riserva una svolta drammatica per le due sorelle: un incidente occorso a Rosaria muta in maniera radicale i rapporti di forza tra le due sorelle, fino a quel momento caratterizzati dalla personalità forte, invadente e dominante di Rosaria rispetto ad Addolorata, più debole, timida e succube della sorella maggiore. Si assiste così a un capovolgimento dei ruoli, a un rovesciamento grottesco che, tra dramma e farsa, vede Rosaria assistere impotente alla realizzazione dei desideri a lungo repressi della sorella, che compra, spende e – cosa inaudita – ottiene un appuntamento con un uomo!

Eppure Rosaria, pur impedita e costretta sulla sedia a rotelle, non riununcia a imperversare e a tormentare, stavolta in sogno, la mente di Addolorata: incubi notturni che conducono a un finale tutto da scoprire.

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