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Giovedì, 17 Settembre 2020 11:46

L'Odisseo di Cederna, esule "pensante"

Giuseppe Cederna Giuseppe Cederna

di Andrea Capecchi

Pistoia - Guerriero forte e valoroso, esule e prigioniero, naufrago in cerca di aiuto, esempio di astuzia e intelligenza ma anche di profonda sensibilità e umanità.  

L'eroe Odisseo, "multiforme" come lo definisce Omero, è un personaggio che veramente racchiude e riunisce in sè molteplici figure ed esperienze di vita. E il suo viaggio attraverso il Mediterraneo, alla ricerca della "perduta" Itaca, già reso immortale dal capolavoro di Omero, rivive nelle parole e nei gesti di Giuseppe Cederna, già noto al grande pubblico per la sua attività teatrale e per la sua interpretazione nel film "Mediterraneo" di Gabriele Salvatores.

Ma il "racconto" che Cederna sceglie di presentare non riguarda la parte forse più conosciuta e "avventurosa" dell'Odissea, quando l'eroe, nel corso delle sue peregrinazioni sul mare, incontra e si scontra con esseri selvaggi e mostruosi come il ciclope Polifemo, Scilla e Cariddi, o con figure incantatrici e conturbanti come la maga Circe; l'attenzione si concentra invece su quella ristretta parte dell'opera, compresa tra il quinto e l'ottavo canto, in cui vengono narrate le vicende dell'eroe dalla partenza dall'isola di Calipso all'arrivo nella terra dei Feaci e la sua accoglienza da parte del re Alcinoo. 

Sono canti meritevoli di un'attenta analisi, che svelano non solo la complessità del carattere e della personalità di Odisseo - di cui Omero mette in risalto i risvolti psicologici, restituendoci un personaggio molto più realistico e autentico, di sicuro più "profondo" rispetto alla fissità di un Achille o dei guerrieri dell'Iliade - ma che, soprattutto, contengono interessanti spunti di riflessione e stimolano confronti tra il passato e il presente su temi che da sempre hanno attraversato la storia degli uomini, dall'accoglienza dello straniero e dell'esule al valore "sacro" dell'ospitalità, dall'amore per la patria al problematico rapporto tra l'uomo e il mondo del divino. Cederna è abile a sottolinare, citando il testo omerico, i versi più significativi, le metafore e le immagini più "belle" che il poeta riesce a usare per esprimere concetti altrimenti difficili da rendere con le parole: e il pubblico si immerge in questo mondo omerico così lontano ma così vicino, ripercorre luoghi noti del Mediterraneo e della Grecia, si identifica nei desideri, nelle sofferenze, nelle fragilità di Odisseo esule, da quasi vent'anni lontano dalla sua casa e dai suoi affetti più cari, ne comprende e ne apprezza la forza del pensiero, la volontà di usare la razionalità e l'intelligenza per superare le difficoltà e gli ostacoli che un dio avverso gli pone contro.

Odisseo è un "eroe pensante", che in ogni situazione cerca sempre di "attivare" la mente, perchè sa che con la sola violenza e forza bruta non potrà ottenere alcun vantaggio. Nel poema fa la sua comparsa come un uomo triste, solitario, abbattuto, che scruta l'immenso mare e piange, perchè desidera tornare in patria, mentre ormai da sette anni è costretto a vivere nella "prigione dorata" della ninfa Calipso, nella remota isola di Ogigia. Il "via libera" alla sua partenza, che sblocca una situazione da troppo tempo immobile, è dato dalle sue lacrime, che impietosiscono gli dèi e convincono Zeus - la cui volontà è il "motore" da cui dipendono il destino dei mortali e tutte le vicende umane - a lasciarlo tornare in patria. Calipso è dispiaciuta, sa però che non può opporsi alla volontà del padre degli dèi, tenta però un'ultima, disperata carta per trattenere con sè Odisseo, di cui ella è innamorata, anche se lei è una ninfa e lui un uomo: gli promette il dono dell'immortalità, della vita eterna, da trascorrere insieme in quel piccolo Eden che è l'isola di Ogigia. Chi potrebbe rifiutare una simile proposta? Vivere in eterno in un luogo paradisiaco tra le braccia di una ninfa bellissima: eppure Odisseo ringrazia Calipso, ma declina l'invito, perchè la sua mente è ormai proiettata sul viaggio per mare, che sarà pieno di nuove insidie, ma che l'eroe non ha paura di affrontare, confidando nella propria intelligenza.

E fa bene: perchè dopo due settimane di navigazione nel "vasto mare", un'improvvisa tempesta fa naufragare la sua zattera, e l'eroe si salva a stento, raggiungendo con estrema fatica la spiaggia di un'isola sconosciuta. Di nuovo la sua mente lo porta a risolvere problemi questa volta pratici e urgenti: è nudo, fradicio, senza più nulla, e ha bisogno di trovare un giaciglio dove trascinarsi per trascorrere la notte e coprirsi per il freddo. Ed è qui, un un piccolo riparo naturale, coperto di foglie, sporco di salsedine, brutto, puzzolente, vero e proprio "mostro" sbucato da chissà dove, che il mattino seguente fa la sua comparsa di fronte agli occhi esterreffatti - ma non paurosi - di Nausicaa, figlia del re dei Feaci. L'episodio dell'incontro tra la principessa e l'eroe, che appare non nella sua veste di guerriero acheo e nobile re di Itaca, ma in quella molto più umile e degradata dell'esule, del profugo, del naufrago bisognoso di tutto e alla disoperata ricerca di aiuto, ci apre una riflessione sul valore dell'accoglienza e dell'ospitalità nel mondo omerico, da cui, forse, possiamo trarne una lezione valida ancora oggi.

Odisseo si rivolge a Nausicaa come supllice, si umilia ai suoi piedi, esprime quella che Cederna definisce "la più bella dichiarazione d'amore" nei confronti della ragazza, le chiede una veste per coprirsi e dell'olio profumato per pulirsi. Nausicaa, e con lei il popolo dei Feaci, conosce il valore dell'ospitalità e il suo carattere sacro: lo straniero è caro a Zeus, la sua accoglienza è un dovere morale, e non si deve limitare a fornire solo i "beni di prima necessità", ciò di cui ha bisogno in quel momento. I Feaci fanno molto di più: Odisseo è invitato alla corte del loro re e in suo onore vengono compiuti giochi, gare di atletica, danze e viene chiamato il cantore del regno per allietare l'ospite con la poesia. L'accoglienza di Alcinoo include anche l'arte, e nello specifico la poesia, che ha il merito di rendere immortali le imprese degli eroi e di tramandare ai posteri, generazione dopo generazione, il loro nome. 

All'udire il canto della guerra di Troia e del valore dei guerrieri achei, e nel sentir pronunciare il suo nome, Odisseo si commuove, il suo cuore si scioglie: preludio al suo riconoscimento e al racconto delle sue peregrinazioni sul mare. Rendere eterno ciò che narra: questo è il grande potere della poesia, che Cederna non manca di evidenziare più volte. E noi che dopo tremila anni ci emozioniamo ancora al racconto di Odisseo, non possiamo fare a meno di immedesimarci nell'eroe celebrato da Omero: prigioniero dell'innamorata ma crudele Calipso, esule e naufrago sbattuto dal mare su una terra sconosciuta, straniero in un regno altrui, supplice pronto a umiliarsi per chiedere ospitalità, eroe "pensante" e per questo straordinariamente "moderno".

Un personaggio, quello di Odisseo, che Cederna sente molto vicino, e non solo per lo studio dell'opera omerica. Anche l'attore conserva sempre nel cuore il ricordo di un'isola greca, una personale Itaca: l'isola di Kastellorizo, nel Dodecaneso, dove nel 1991 è stato girato "Mediterraneo", e dove Cederna torna ogni due anni, per riassaporare l'aria e l'atmosfera di quella che considera "l'isola della giovinezza", inizialmente temuta ma poi riabbracciata con gioia.    

"Ma c'è un altro motivo, molto meno nobile, per cui mi piace tornare sull'isola - chiosa Cederna - è l'unico posto al mondo dove io sono più famoso di Michael Douglas!".

            

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